Patogenesi e diagnosi clinica dell’oncocerchiasi: quanto incide la prevenzione?
L’oncocerchiasi, chiamata anche oncocercosi o “cecità fluviale”, è una malattia parassitaria causata dal verme filariforme Onchocerca volvulus.
L’infezione viene trasmessa attraverso la puntura di piccole mosche nere del genere Simulium, che si riproducono prevalentemente nelle vicinanze di fiumi e torrenti con acqua corrente e ben ossigenata. Da questa caratteristica ambientale deriva l’espressione “cecità dei fiumi”.
La malattia può interessare la pelle e gli occhi. Se non viene trattata, l’infiammazione ripetuta provocata dal parassita può causare lesioni della cornea, della retina e del nervo ottico, fino a determinare una grave perdita della vista.
Non tutte le persone infette sviluppano cecità. La gravità dipende dalla durata dell’infezione, dalla quantità di parassiti presenti e dalla ripetuta esposizione alle punture del vettore.
Come viene trasmessa l’oncocerchiasi
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
L’oncocerchiasi non si trasmette direttamente da una persona all’altra.
La piccola mosca nera si infetta pungendo una persona che presenta nel corpo le forme immature del parassita, chiamate microfilarie. Queste continuano a svilupparsi all’interno dell’insetto e vengono successivamente trasmesse a un’altra persona attraverso una nuova puntura.
Una volta penetrate nella pelle, le larve maturano lentamente fino a diventare vermi adulti. Gli esemplari adulti vivono generalmente all’interno di noduli sottocutanei e possono sopravvivere per molti anni.
Le femmine adulte producono un numero elevato di microfilarie, che migrano attraverso la pelle e possono raggiungere gli occhi. Gran parte del danno non deriva semplicemente dalla loro presenza, ma dalla risposta infiammatoria che si sviluppa quando le microfilarie muoiono nei tessuti.
Il ciclo di trasmissione è quindi:
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una mosca nera infetta punge una persona;
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le larve entrano attraverso la pelle;
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i parassiti adulti si sviluppano nei tessuti sottocutanei;
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le femmine producono microfilarie;
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una nuova mosca assume le microfilarie durante un’altra puntura;
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l’insetto può trasmettere l’infezione a un’altra persona.
In genere è necessaria un’esposizione ripetuta alle punture perché si sviluppi una carica parassitaria significativa. Il rischio è pertanto maggiore per chi vive o soggiorna a lungo in aree endemiche, soprattutto in prossimità dei corsi d’acqua nei quali si riproducono i simulidi.
Dove è ancora presente la cecità fluviale
L’oncocerchiasi è presente soprattutto nell’Africa subsahariana. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 99% delle persone infette vive in Africa e nello Yemen. Un focolaio residuo interessa inoltre un’area al confine tra Brasile e Venezuela.
I programmi internazionali hanno ottenuto risultati importanti. Colombia, Ecuador, Messico e Guatemala sono stati riconosciuti dall’OMS come Paesi liberi dalla trasmissione. Nel 2025 anche il Niger ha raggiunto questo risultato, diventando il primo Paese africano ufficialmente riconosciuto libero dall’oncocerchiasi.
La malattia, tuttavia, non è stata ancora eliminata a livello mondiale. Nel 2024 circa 252 milioni di persone vivevano in aree nelle quali risultava ancora necessario un trattamento preventivo.
I progressi raggiunti dimostrano che la trasmissione può essere interrotta, ma richiedono campagne prolungate, una copertura terapeutica elevata e una sorveglianza accurata anche dopo la sospensione dei trattamenti di massa.
Quali sintomi provoca?
Molte persone infette possono non manifestare sintomi per lungo tempo. I primi disturbi possono comparire anche molti mesi dopo l’infezione.
Le manifestazioni più comuni interessano la pelle:
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prurito intenso e persistente;
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eruzioni cutanee;
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aree scolorite;
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ispessimento o assottigliamento della pelle;
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perdita di elasticità;
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noduli sottocutanei, chiamati oncocercomi.
Le alterazioni cutanee croniche possono diventare estese e incidere sensibilmente sulla qualità della vita.
Quando le microfilarie raggiungono gli occhi, i primi disturbi possono comprendere:
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prurito o irritazione oculare;
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arrossamento;
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lacrimazione;
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sensibilità alla luce;
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visione annebbiata;
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dolore;
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progressiva riduzione della vista.
La comparsa e l’intensità dei sintomi dipendono dal numero di microfilarie e dalla risposta infiammatoria dell’organismo.
Come può danneggiare gli occhi
L’oncocerchiasi può interessare sia la parte anteriore sia quella posteriore dell’occhio.
Nella parte anteriore può provocare una cheratite puntata, caratterizzata da piccole opacità della cornea. Nelle fasi iniziali alcune alterazioni possono essere reversibili con il trattamento.
Se l’infiammazione continua, può svilupparsi una cheratite sclerosante, nella quale la cornea diventa progressivamente opaca. Il passaggio della luce viene ostacolato e la capacità visiva può ridursi in modo permanente.
L’infezione può inoltre causare:
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uveite;
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deformazione o alterazione della pupilla;
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glaucoma secondario;
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cataratta;
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corioretinite;
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degenerazione della retina;
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infiammazione e atrofia del nervo ottico.
Le lesioni della retina e del nervo ottico possono provocare restringimento del campo visivo e perdita irreversibile della vista.
L’oncocerchiasi è quindi una possibile causa di cecità prevenibile, ma non ogni infezione conduce automaticamente a questa conseguenza. Il trattamento precoce e la riduzione della carica parassitaria possono limitare l’infiammazione e diminuire il rischio di progressione.
Come viene diagnosticata
La diagnosi deve essere effettuata da medici esperti in malattie infettive o medicina tropicale, con il supporto dell’oculista quando sono presenti disturbi visivi.
La valutazione parte dalla storia della persona, considerando:
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Paesi nei quali ha vissuto o soggiornato;
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durata della permanenza;
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attività svolte vicino a fiumi o torrenti;
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frequenza delle punture di insetti;
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presenza di prurito, eruzioni o noduli;
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eventuali alterazioni della vista.
L’esame più tradizionale è lo skin snip, un piccolo prelievo superficiale di pelle che viene osservato al microscopio per cercare le microfilarie.
Possono inoltre essere utilizzati:
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esame dei noduli sottocutanei;
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visita oculistica con lampada a fessura;
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esame del fondo oculare;
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test sierologici per rilevare anticorpi;
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tecniche molecolari in laboratori specializzati.
La lampada a fessura può permettere di osservare le microfilarie nella parte anteriore dell’occhio e di valutare eventuali alterazioni della cornea.
Un test anticorpale positivo può indicare un’esposizione al parassita, ma da solo non sempre permette di stabilire se l’infezione sia ancora attiva. I risultati devono quindi essere interpretati insieme alla storia clinica e agli altri esami.
Come viene trattata l’oncocerchiasi
Il principale farmaco utilizzato è l’ivermectina. Agisce soprattutto contro le microfilarie, riducendone rapidamente il numero nella pelle e negli occhi.
Questo trattamento diminuisce:
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prurito e manifestazioni cutanee;
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infiammazione oculare;
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rischio di progressione verso la cecità;
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possibilità che le mosche assumano e trasmettano il parassita.
L’ivermectina, tuttavia, non elimina normalmente i vermi adulti. Poiché questi possono continuare a produrre microfilarie per anni, il trattamento deve essere ripetuto secondo gli intervalli stabiliti dal medico o dal programma sanitario locale.
Nelle campagne di sanità pubblica il farmaco viene distribuito periodicamente alle popolazioni che vivono nelle aree endemiche. Frequenza e durata dipendono dalla situazione epidemiologica e dagli obiettivi del programma di eliminazione.
In alcuni pazienti lo specialista può valutare l’impiego della doxiciclina. Questo antibiotico agisce contro Wolbachia, un batterio che vive in simbiosi con Onchocerca volvulus ed è importante per la sopravvivenza e la riproduzione del parassita adulto.
La doxiciclina non è adatta a tutti e non sostituisce automaticamente l’ivermectina. Terapia, dosi e durata devono essere stabilite da un centro specializzato.
Perché deve essere esclusa la loiasi
In alcune regioni africane oncocerchiasi e loiasi possono essere presenti contemporaneamente.
Le persone con un numero molto elevato di microfilarie di Loa loa nel sangue possono sviluppare reazioni gravi dopo l’assunzione di ivermectina. Per questo motivo, prima di iniziare la terapia, il medico deve valutare i Paesi di provenienza o soggiorno e l’eventuale rischio di coinfezione.
L’ivermectina non deve quindi essere assunta autonomamente o a scopo preventivo senza una diagnosi e una valutazione specialistica.
I danni alla vista sono reversibili?
Il trattamento può ridurre l’infiammazione e prevenire la comparsa di nuove lesioni, ma non sempre è in grado di riparare i danni già presenti.
Alcune alterazioni superficiali della cornea possono migliorare quando la quantità di microfilarie diminuisce. Cicatrici corneali profonde, danni della retina e atrofia del nervo ottico possono invece lasciare una riduzione visiva permanente.
La prognosi dipende quindi:
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dalla tempestività della diagnosi;
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dalla durata dell’infezione;
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dal numero di microfilarie;
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dalle strutture oculari coinvolte;
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dalla continuità del trattamento;
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dalla presenza di altre patologie oculari.
In presenza di sintomi oculari è importante associare alla terapia antiparassitaria una valutazione oculistica completa.
Quanto conta la prevenzione
La prevenzione ha un ruolo fondamentale perché non è attualmente disponibile un vaccino contro l’oncocerchiasi e non esiste un farmaco da assumere prima del viaggio per evitare l’infezione.
La strategia più efficace a livello collettivo consiste nella somministrazione periodica di ivermectina alle comunità che vivono nelle zone endemiche. Riducendo il numero delle microfilarie, il trattamento protegge la persona dalle complicanze e interrompe progressivamente la trasmissione.
I programmi di eliminazione possono comprendere anche:
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monitoraggio epidemiologico;
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controllo delle popolazioni di simulidi;
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sorveglianza dei corsi d’acqua;
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test nelle comunità dopo la sospensione dei trattamenti;
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collaborazione tra Paesi confinanti.
La continuità è essenziale: interrompere prematuramente le campagne può permettere alla trasmissione di riprendere.
Come proteggersi durante un viaggio
Chi deve soggiornare in un’area endemica, soprattutto vicino a fiumi e torrenti, può ridurre il rischio limitando le punture degli insetti.
È consigliabile:
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indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni;
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preferire indumenti chiari e non aderenti;
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utilizzare repellenti adatti sulla pelle esposta;
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applicare i repellenti seguendo le istruzioni del prodotto;
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soggiornare, quando possibile, in ambienti dotati di zanzariere;
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evitare una prolungata esposizione vicino ai corsi d’acqua nelle ore di maggiore attività degli insetti.
I simulidi pungono principalmente durante il giorno. Le comuni zanzariere da letto, quindi, non costituiscono da sole una protezione sufficiente durante le attività diurne.
Chi ha vissuto o soggiornato a lungo in un’area endemica e successivamente sviluppa prurito persistente, noduli sottocutanei o disturbi visivi deve riferire al medico anche il proprio itinerario di viaggio. I sintomi possono comparire a distanza di mesi dall’esposizione.
Una malattia eliminabile, ma non ancora eliminata
L’oncocerchiasi rimane una causa importante di malattia cutanea e disabilità visiva in diverse aree del mondo.
I risultati ottenuti in America Latina e il riconoscimento del Niger come primo Paese africano libero dalla trasmissione dimostrano che l’eliminazione è possibile. Il successo dipende però dalla continuità dei trattamenti di massa, dal controllo del vettore e da una sorveglianza sanitaria prolungata.
A livello individuale, la diagnosi precoce e la terapia specialistica possono ridurre il rischio di danni oculari permanenti. A livello collettivo, la prevenzione rappresenta lo strumento principale per interrompere la trasmissione e proteggere intere comunità.
Per conoscere altre condizioni che possono compromettere la cornea, la retina o il nervo ottico puoi consultare la guida alle principali malattie degli occhi e ai relativi esami diagnostici.
Ulteriori indicazioni generali sono disponibili nell’approfondimento dedicato alla prevenzione delle malattie oculari e alla tutela della vista.

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