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Retinopatia ipertensiva: quanto incide l’ipertensione arteriosa sull’incidenza della malattia?

Medicina e scienza sono, con voce unanime, concordi nell’affermare che alla base della retinopatia ipertensiva vi è sicuramente l’ipertensione arteriosa.

In presenza di indici di pressione arteriosa che superano i livelli soglia, le arterie che portano il sangue e quindi l’ossigeno a tutti i tessuti si induriscono con l’età e il sangue riesce più difficilmente a raggiungere i tessuti.

Per l’effetto, diminuisce così l’apporto di ossigeno alle cellule del nostro organismo, con tutti i danni che ne conseguono, tra questi ultimi potendosi annoverare appunto proprio la retinopatia ipertensiva, la quale consiste nell’alterazione precoce dei vasi retinici con annessi disturbi alla vista.

Tuttavia, è doveroso precisare che non vi è un nesso inconfutabile tra le due patologie, visto che vi sono individui che riportano gradi di ipertensione, anche molto gravi, i quali non presentano retinopatia ipertensiva in atto.

Sintomatologia e diagnosi

Nelle forme lievi la retinopatia ipertensiva, purtroppo, non presenta disturbi pressoché significativi.

Nelle forme avanzate, invece, la visione può risultare annebbiata e le immagini distorte.

Il soggetto avverte una riduzione del visus, che inizialmente è modesta ma che aumenta con il progredire dello stato ipertensivo.

Fortunatamente, a livello del fondo oculare sono presenti dei segni caratteristici che permettono all’oculista di individuare la retinopatia ipertensiva differenziarla nei suoi vari stadi.

Ne consegue che è quindi possibile determinarne la gravità.

E’ dunque di vitale importanza che tutti i soggetti ipertesi si sottopongano ad una visita specialistica approfondita al fine di valutare lo stato della retina mediante l’esplorazione del fundus oculi.

A tale proposito negli studi specialistici si è soliti eseguire la fluoroangiografia, meglio nota con il suo acronimo FAG. Trattasi di un controllo eseguito con l’ausilio di tutta una serie di fotografie del fondo oculare retinico, ottenute grazie all’iniezione endovenosa di un colorante: la fluorescina.

È possibile, in questo modo, valutare:

dimensione e decorso dei vasi sanguigni;

eventuale presenza di emorragie o di edema maculare;

eventuale presenza di lesioni o zone ischemiche;

stadio della malattia.

Quanto può aiutare la prevenzione?

In termini di prevenzione della retinopatia ipertensiva molto può essere fatto.

Innanzitutto, si deve mirare a riportare la pressione arteriosa ai suoi livelli soglia.

Si consigliano a tale proposito:

elettrocardiogramma;

controlli periodici degli esami ematochimici;

dieta bilanciata;

costante e moderata attività fisica.

Qual è la terapia?

La terapia prevista in presenza di retinopatia ipertensiva si basa, come anticipato, esclusivamente sul controllo e sulle opportune cure dell’ipertensione arteriosa sistemica (pressione alta).

È importante, quindi, sottoporsi ad un esame semestrale del fondo oculare da parte dell’oculista anche per verificare il grado di efficacia della terapia in atto e valutare lo stadio della malattia retinica.

Può accadere di contro - e di fatto non è raro che accada - che si scopra di essere ipertesi soltanto dopo una visita oculistica, quando il medico rileva la presenza dei segni iniziali della retinopatia ipertensiva.

Ben si comprende dunque quanto vitali siano, anche in questo contesto, i controlli periodici alla vista.