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Pterigio: natura, causa, sintomi e cura

Il pterigio è una crescita benigna di tessuto congiuntivale che supera il confine tra congiuntiva e cornea e si estende progressivamente sulla superficie trasparente dell’occhio.

Si presenta generalmente come una formazione triangolare o a forma di ala, spesso localizzata nella parte dell’occhio più vicina al naso. Il nome deriva infatti dal termine greco pterygion, che significa “piccola ala”.

In alcuni casi il pterigio rimane piccolo e non provoca disturbi significativi. In altri può infiammarsi, causare irritazione, modificare la curvatura della cornea o estendersi verso la zona ottica, interferendo con la qualità della visione.

Non tutti i pterigi richiedono un intervento chirurgico. Il trattamento dipende da dimensione, velocità di crescita, sintomi e conseguenze sulla vista.

Che cos’è il pterigio?

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Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta

  • XS fino a 123 mm.

  • S da 124 a 128 mm.

  • M da 129 a 133 mm.

  • L da 134 a 138 mm.

  • XL da 139 a 142 mm.

  • XXL oltre 143 mm.

La congiuntiva è la sottile membrana trasparente che riveste la parte bianca dell’occhio e la superficie interna delle palpebre.

Nel pterigio una porzione di questo tessuto cresce oltre il limbus, cioè la zona di passaggio tra la congiuntiva e la cornea, avanzando sulla superficie corneale.

La formazione può apparire:

  • triangolare;

  • biancastra o rosata;

  • più o meno ricca di piccoli vasi sanguigni;

  • sottile e poco evidente;

  • rilevata e infiammata;

  • localizzata in un solo occhio o presente in entrambi.

Il pterigio compare più frequentemente sul lato nasale, ma può svilupparsi anche nella parte temporale dell’occhio.

È considerato una formazione benigna. Qualsiasi crescita nuova o dall’aspetto insolito sulla superficie dell’occhio deve comunque essere valutata dall’oculista per confermare la diagnosi ed escludere condizioni differenti.

Per conoscere altre condizioni che possono interessare l’apparato visivo puoi consultare la guida alle malattie degli occhi più diffuse.

Pterigio e pinguecola sono la stessa cosa?

No. Pterigio e pinguecola possono assomigliarsi, ma presentano una differenza importante.

La pinguecola è un’alterazione localizzata della congiuntiva, generalmente giallastra o biancastra, che rimane sulla parte bianca dell’occhio e non cresce sopra la cornea.

Il pterigio, invece, supera il limbus e si estende sulla cornea.

Una pinguecola può infiammarsi e causare irritazione, ma non deve essere considerata automaticamente lo stadio iniziale di un pterigio. La distinzione viene effettuata attraverso l’esame oculistico.

Quali sono le cause del pterigio?

Non esiste una singola causa valida per tutti i casi.

L’esposizione prolungata alle radiazioni ultraviolette è considerata uno dei principali fattori associati allo sviluppo del pterigio. Per questo la condizione è più frequente nelle persone che trascorrono molto tempo all’aperto, soprattutto in regioni calde, soleggiate o vicine all’equatore.

Possono contribuire anche:

  • esposizione frequente al vento;

  • ambienti polverosi;

  • clima secco;

  • irritazione ripetuta della superficie oculare;

  • attività lavorative svolte prevalentemente all’aperto;

  • sport praticati al sole o vicino all’acqua;

  • predisposizione individuale.

L’esposizione a sole, vento e polvere non porta necessariamente alla formazione di un pterigio. Questi elementi rappresentano fattori associati e il rischio individuale può variare.

Chi è maggiormente esposto?

Il pterigio si osserva soprattutto negli adulti e nelle persone che trascorrono molte ore all’aperto.

Possono essere maggiormente esposti:

  • lavoratori edili;

  • agricoltori;

  • pescatori;

  • marinai;

  • addetti alla manutenzione stradale;

  • sportivi che praticano attività all’aperto;

  • persone che vivono in zone molto soleggiate;

  • chi è frequentemente esposto a vento, sabbia o polvere.

La condizione viene talvolta chiamata “occhio del surfista”, ma non riguarda soltanto chi pratica surf. Il termine richiama semplicemente il possibile ruolo combinato di sole, vento e ambiente esterno.

Quali sono i sintomi del pterigio?

Un pterigio di piccole dimensioni può non provocare alcun sintomo ed essere notato casualmente guardandosi allo specchio o durante una visita.

Quando la superficie oculare si irrita possono comparire:

  • arrossamento;

  • bruciore;

  • sensazione di corpo estraneo;

  • prurito;

  • lacrimazione;

  • secchezza;

  • fastidio in presenza di vento o polvere;

  • sensibilità alla luce;

  • difficoltà nell’utilizzo delle lenti a contatto.

I sintomi possono variare nel tempo. Il pterigio può apparire più rosso e rilevato durante le fasi infiammatorie e meno evidente quando l’irritazione si riduce.

Il pterigio può compromettere la vista?

Sì, ma non accade in tutti i casi.

Quando il pterigio cresce sulla cornea può modificarne la curvatura e indurre o aumentare l’astigmatismo. Questo può provocare:

  • visione sfocata;

  • cambiamenti frequenti della gradazione;

  • riduzione della qualità visiva;

  • maggiore difficoltà nella messa a fuoco;

  • immagini meno nitide.

Se la formazione raggiunge la parte centrale della cornea può interferire direttamente con l’asse visivo. È però preferibile effettuare la valutazione prima che il pterigio arrivi a coprire la zona pupillare.

La diplopia, cioè la visione doppia, non è un sintomo tipico del pterigio e, se presente, richiede una valutazione specifica.

Il pterigio cresce sempre?

Non necessariamente.

Alcuni pterigi rimangono stabili per molti anni, mentre altri possono crescere lentamente. La velocità di progressione non è uguale per tutte le persone e può essere difficile prevederla osservando una sola volta la formazione.

Per questo l’oculista può consigliare controlli periodici, eventualmente accompagnati da fotografie o misurazioni, per valutare:

  • estensione sulla cornea;

  • variazioni della forma;

  • grado di infiammazione;

  • cambiamenti nell’astigmatismo;

  • conseguenze sulla vista.

Una crescita rapida o un aspetto non tipico richiedono particolare attenzione diagnostica.

Come viene diagnosticato?

La diagnosi viene generalmente effettuata dall’oculista attraverso l’esame della superficie oculare con la lampada a fessura.

Durante la visita possono essere valutati:

  • posizione del pterigio;

  • dimensione;

  • vascolarizzazione;

  • grado di infiammazione;

  • estensione sulla cornea;

  • qualità della superficie oculare;

  • acutezza visiva;

  • eventuale astigmatismo.

In alcuni casi può essere utile eseguire una topografia corneale, che permette di analizzare la curvatura della cornea e verificare se il pterigio la stia modificando.

Se la lesione presenta caratteristiche insolite, il medico può indicare ulteriori accertamenti per escludere altre alterazioni della superficie oculare.

Come si cura il pterigio?

Il trattamento dipende dai sintomi e dalle conseguenze sulla visione.

Un pterigio piccolo, stabile e asintomatico può non richiedere una cura specifica. In questi casi l’oculista può limitarsi a controllarne periodicamente l’evoluzione.

Quando sono presenti irritazione o secchezza possono essere utilizzati, su indicazione professionale:

  • lacrime artificiali;

  • gel o pomate lubrificanti;

  • altri trattamenti per la superficie oculare.

Durante una fase infiammatoria il medico può prescrivere per un periodo limitato colliri antinfiammatori.

I colliri contenenti corticosteroidi non devono essere utilizzati autonomamente perché possono avere controindicazioni ed effetti indesiderati e richiedono controllo medico.

I colliri possono far scomparire il pterigio?

No. I colliri lubrificanti o antinfiammatori possono ridurre arrossamento, bruciore e sensazione di corpo estraneo, ma non eliminano il tessuto già cresciuto sulla cornea.

Il miglioramento dei sintomi non significa quindi che il pterigio sia regredito.

La rimozione completa della formazione può essere ottenuta soltanto attraverso un intervento chirurgico, quando questo viene ritenuto necessario.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

La chirurgia non rappresenta automaticamente il primo trattamento per ogni pterigio.

L’intervento può essere preso in considerazione quando:

  • la formazione cresce progressivamente;

  • si avvicina alla zona ottica;

  • riduce la vista;

  • provoca o aumenta l’astigmatismo;

  • causa irritazioni persistenti non controllabili con i trattamenti locali;

  • limita l’utilizzo delle lenti a contatto;

  • crea un problema estetico significativo per la persona;

  • presenta caratteristiche che richiedono una valutazione del tessuto.

La decisione deve tenere conto anche del rischio di recidiva e delle possibili complicazioni. Per questo viene effettuata dall’oculista dopo aver valutato il singolo caso.

Come si svolge l’operazione?

L’intervento viene generalmente eseguito in regime ambulatoriale e con anestesia locale.

Il chirurgo rimuove il tessuto che si è esteso sulla cornea e tratta la zona con una tecnica scelta in base alle caratteristiche del pterigio e del paziente.

Una delle procedure maggiormente utilizzate prevede l’autotrapianto congiuntivale. Dopo la rimozione, una piccola porzione di congiuntiva sana viene prelevata generalmente da un’altra zona dello stesso occhio e applicata sull’area operata.

L’innesto può essere fissato con punti di sutura o con altri sistemi scelti dal chirurgo.

In determinate situazioni può essere utilizzata una membrana amniotica o possono essere considerate altre tecniche. Non esiste una procedura identica per tutti i pazienti.

Il pterigio può tornare dopo l’operazione?

Sì. La ricomparsa del pterigio è chiamata recidiva e rappresenta una delle principali possibilità da considerare prima dell’intervento.

Non esiste una percentuale universale. Il rischio dipende da:

  • tecnica chirurgica;

  • caratteristiche del pterigio;

  • età della persona;

  • grado di infiammazione;

  • esposizione successiva a sole, vento e polvere;

  • risposta individuale alla cicatrizzazione;

  • rispetto delle indicazioni postoperatorie.

Le vecchie tecniche che lasciavano scoperta la sclera erano associate a percentuali di recidiva maggiori. L’autotrapianto congiuntivale viene utilizzato proprio per ridurre questo rischio.

Anche con una tecnica appropriata, tuttavia, non è possibile garantire che il pterigio non si riformi.

Cosa succede in caso di recidiva?

Un pterigio recidivato può essere più infiammato e presentare una maggiore componente cicatriziale rispetto alla formazione iniziale.

Il trattamento dipende da estensione, sintomi, velocità di crescita e conseguenze sulla cornea. In alcuni casi può essere indicato un nuovo intervento, ma la procedura può risultare più complessa.

Per questo è importante effettuare i controlli postoperatori e rivolgersi all’oculista se si nota una nuova crescita di tessuto nella zona operata.

Quali sono i possibili rischi dell’intervento?

Come ogni procedura chirurgica, anche la rimozione del pterigio può comportare rischi.

Tra quelli possibili rientrano:

  • recidiva;

  • infiammazione;

  • dolore o irritazione temporanea;

  • infezione;

  • cicatrizzazione anomala;

  • arrossamento persistente;

  • formazione di granulomi;

  • modifiche dell’astigmatismo;

  • necessità di ulteriori trattamenti.

Il medico deve spiegare benefici, alternative e possibili complicazioni prima dell’intervento.

Come proteggere gli occhi dal pterigio

Non è possibile garantire la prevenzione completa, ma limitare l’esposizione ai fattori ambientali associati può essere utile.

È consigliabile:

  • utilizzare occhiali da sole con protezione UVA e UVB verificabile;

  • preferire montature ampie o avvolgenti;

  • indossare un cappello con visiera o tesa;

  • proteggere gli occhi negli ambienti polverosi;

  • utilizzare dispositivi adatti durante il lavoro;

  • ridurre l’esposizione diretta a vento e sabbia;

  • utilizzare lubrificanti oculari se consigliati.

La colorazione scura della lente non garantisce da sola la protezione dai raggi ultravioletti. Puoi approfondire questo aspetto nella nostra guida su come proteggere gli occhi dal sole e dai raggi UV.

Questi accorgimenti non fanno regredire un pterigio già presente e non assicurano che non crescerà, ma possono contribuire a ridurre l’esposizione agli agenti irritanti.

Pterigio e occhiali da sole

Gli occhiali da sole possono svolgere una doppia funzione:

  • ridurre l’esposizione ai raggi UV;

  • limitare il contatto diretto con vento e polvere.

Per offrire una buona copertura devono essere sufficientemente ampi e adattarsi correttamente al viso.

La protezione deve essere utilizzata anche dopo l’intervento, seguendo le indicazioni del chirurgo, perché la superficie oculare deve essere protetta durante il processo di guarigione.

Quando rivolgersi all’oculista

È opportuno richiedere una valutazione quando si nota una crescita di tessuto sulla superficie dell’occhio o quando compaiono:

  • arrossamento persistente;

  • sensazione di corpo estraneo;

  • visione sfocata;

  • cambiamenti frequenti della gradazione;

  • aumento dell’astigmatismo;

  • difficoltà nell’uso delle lenti a contatto;

  • crescita visibile verso il centro della cornea;

  • infiammazioni ricorrenti.

Dolore intenso, improvvisa riduzione della vista, forte sensibilità alla luce o altri sintomi acuti non devono essere attribuiti automaticamente al pterigio e richiedono una valutazione tempestiva.

I controlli oculistici e l’attenzione ai cambiamenti della visione rientrano nelle principali strategie di prevenzione delle malattie degli occhi.

Domande frequenti sul pterigio

Il pterigio è un tumore?

Il pterigio è normalmente una crescita benigna. È comunque importante che la diagnosi venga confermata dall’oculista, perché altre lesioni della superficie oculare possono avere un aspetto simile.

Il pterigio è contagioso?

No. Non è un’infezione e non può essere trasmesso ad altre persone.

Può scomparire spontaneamente?

Generalmente no. I sintomi e l’arrossamento possono diminuire, ma il tessuto già cresciuto sulla cornea non scompare spontaneamente.

Si può curare senza operazione?

Se è piccolo e non compromette la vista può essere controllato nel tempo. Lacrime artificiali e altri trattamenti prescritti possono alleviare i sintomi, ma non rimuovono la formazione.

Il pterigio causa astigmatismo?

Può modificare la curvatura della cornea e indurre o aumentare l’astigmatismo, soprattutto quando si estende maggiormente sulla superficie corneale.

Si possono usare le lenti a contatto?

Dipende da dimensione, infiammazione e condizioni della superficie oculare. Il pterigio può rendere le lenti meno confortevoli; è quindi opportuno chiedere una valutazione professionale.

Dopo l’operazione il pterigio può tornare?

Sì. La recidiva è possibile, anche se alcune tecniche, come l’autotrapianto congiuntivale, vengono utilizzate per ridurne il rischio.

Gli occhiali da sole impediscono sempre la comparsa del pterigio?

No. Possono ridurre l’esposizione ai raggi UV e agli agenti ambientali, ma non garantiscono una prevenzione assoluta.

Conclusione

Il pterigio è una crescita benigna della congiuntiva che si estende sulla cornea. Può rimanere stabile e asintomatico oppure provocare arrossamento, irritazione, astigmatismo e riduzione della qualità visiva.

Non tutti i casi richiedono un intervento. I pterigi piccoli e stabili possono essere controllati, mentre i colliri prescritti possono alleviare i sintomi senza eliminare la formazione.

La chirurgia viene valutata quando il pterigio cresce, compromette la vista o causa disturbi persistenti. L’autotrapianto congiuntivale è una delle tecniche impiegate per contenere il rischio di recidiva, che non può comunque essere escluso completamente.

Proteggere gli occhi dai raggi UV, dal vento e dalla polvere può contribuire a ridurre l’esposizione ai principali fattori ambientali associati. Qualsiasi crescita sulla superficie dell’occhio dovrebbe però essere valutata dall’oculista.

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