Progetto Bimbovisione
Progetto Bimbovisione: vedere bene per apprendere meglio
Il Progetto Bimbovisione, promosso dall'Albo degli Ottici Optometristi, nacque con l'obiettivo di sensibilizzare scuole e famiglie sull'importanza della visione durante l'infanzia e sulle condizioni nelle quali i bambini leggono, scrivono, studiano e utilizzano il computer.
Il principio alla base dell'iniziativa rimane attuale: una buona funzione visiva è importante nelle attività scolastiche, perché gran parte delle informazioni utilizzate durante lo studio viene acquisita attraverso la vista.
Questo non significa però che ogni difficoltà nella lettura, nella scrittura o nell'apprendimento dipenda dagli occhi.
Un problema visivo può rendere alcune attività scolastiche più difficili o faticose, ma difficoltà di apprendimento e disturbi visivi sono condizioni differenti e devono essere valutati con gli strumenti appropriati.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Per conoscere più in generale come si sviluppa la visione durante l'infanzia puoi partire dalla guida dedicata alla vista dei bambini.
Che cos'era il Progetto Bimbovisione?
Bimbovisione venne sviluppato come programma di informazione rivolto principalmente a:
-
bambini;
-
genitori;
-
insegnanti;
-
scuole dell'infanzia;
-
scuole primarie.
Gli incontri avevano lo scopo di spiegare in modo semplice alcuni aspetti della visione dei bambini e di promuovere maggiore attenzione alle condizioni nelle quali venivano svolte le attività scolastiche.
Tra i temi trattati vi erano:
-
postura durante lettura e scrittura;
-
organizzazione dello spazio di studio;
-
utilizzo del computer;
-
illuminazione;
-
principali difficoltà visive;
-
segnali che genitori e insegnanti possono osservare.
Più che considerarlo semplicemente un progetto storico, oggi possiamo utilizzare questi temi come punto di partenza per capire come creare condizioni favorevoli alla visione dei bambini durante lo studio.
Perché la vista è importante a scuola?
Durante una normale giornata scolastica gli occhi devono continuamente passare da una distanza all'altra.
Un bambino può dover:
-
leggere un libro o un quaderno;
-
guardare la lavagna;
-
copiare un testo;
-
utilizzare un tablet o un computer;
-
osservare immagini;
-
scrivere;
-
spostare rapidamente lo sguardo tra vicino e lontano.
Per svolgere queste attività servono diverse capacità visive.
Un difetto refrattivo non corretto, uno strabismo, una riduzione della capacità visiva di un occhio o altre condizioni possono rendere alcune attività più difficili.
Per questo la visione merita attenzione durante tutta l'età evolutiva.
Quali problemi visivi possono comparire nei bambini?
Tra le condizioni che possono interessare la visione durante l'infanzia troviamo i comuni difetti refrattivi:
-
miopia;
-
ipermetropia;
-
astigmatismo.
Possono inoltre essere presenti altre condizioni, come strabismo o ambliopia, che richiedono una valutazione specifica.
Un aspetto importante è che i bambini non sempre si rendono conto di vedere male.
Se hanno sempre visto in un determinato modo possono considerarlo normale e non riferire spontaneamente il problema.
Per questo l'osservazione di genitori e insegnanti può avere un ruolo importante.
Quali segnali possono far sospettare una difficoltà visiva?
Alcuni comportamenti meritano attenzione, soprattutto quando sono frequenti o persistenti.
Per esempio un bambino può:
-
avvicinarsi molto a libri e quaderni;
-
socchiudere gli occhi per guardare lontano;
-
avere difficoltà a leggere ciò che è scritto alla lavagna;
-
perdere frequentemente il punto durante la lettura;
-
lamentare visione sfocata;
-
riferire fastidio o stanchezza durante attività visive prolungate;
-
inclinare o ruotare frequentemente la testa;
-
coprire un occhio;
-
strofinarsi spesso gli occhi;
-
evitare determinate attività visive.
Nessuno di questi segnali permette da solo di formulare una diagnosi.
Se il comportamento persiste, però, è opportuno valutare la situazione visiva del bambino.
Difficoltà scolastiche significano necessariamente problemi di vista?
No.
È importante evitare questa equivalenza.
Un bambino che legge lentamente, commette errori, perde la concentrazione o incontra difficoltà scolastiche non ha necessariamente un problema visivo.
Le difficoltà di apprendimento possono avere origini molto differenti.
Allo stesso tempo, se un bambino non vede nitidamente la lavagna o presenta un difetto visivo non corretto, alcune attività possono diventare inutilmente più difficili.
Per questo è sensato verificare che la visione sia adeguata, ma non attribuire automaticamente alla vista qualsiasi difficoltà scolastica.
Controlli della vista nei bambini: perché sono importanti?
Durante l'infanzia il sistema visivo è ancora in fase di sviluppo.
Individuare precocemente alcune condizioni è importante perché determinati problemi possono essere gestiti più efficacemente durante questa fase.
Lo screening visivo serve proprio a individuare bambini che potrebbero necessitare di ulteriori accertamenti.
Se durante uno screening emerge un'anomalia, o se genitori e insegnanti osservano segnali sospetti, può essere indicata una valutazione oculistica.
Lo screening e la visita completa non sono la stessa cosa: il primo identifica situazioni che meritano attenzione, mentre la seconda permette una valutazione più approfondita.
Come organizzare il posto dove il bambino studia?
Anche l'ambiente può rendere lo studio più confortevole.
È utile predisporre una postazione che permetta al bambino di stare seduto comodamente e di non essere costretto ad avvicinarsi eccessivamente al materiale.
Alcuni accorgimenti semplici sono:
-
utilizzare una sedia e un piano di lavoro adeguati alla statura;
-
evitare posizioni molto inclinate o contorte;
-
avere spazio sufficiente per libri e quaderni;
-
posizionare gli schermi a una distanza confortevole;
-
evitare riflessi molto intensi sul monitor;
-
utilizzare un'illuminazione adeguata.
Una buona postura non cura un difetto visivo, ma può rendere più confortevole un'attività prolungata.
Qual è la distanza corretta per leggere?
Non esiste un numero che debba essere rispettato rigidamente da tutti i bambini.
È però utile evitare l'abitudine di leggere costantemente con libro, tablet o smartphone a pochi centimetri dal viso.
Durante attività ravvicinate prolungate è inoltre consigliabile interrompere periodicamente la messa a fuoco da vicino e guardare più lontano.
Questo permette al sistema visivo di alternare differenti distanze di lavoro.
Computer, tablet e smartphone fanno male agli occhi dei bambini?
L'utilizzo di schermi non significa automaticamente danneggiare gli occhi.
Sessioni molto prolungate senza pause possono però essere associate a:
-
affaticamento;
-
secchezza;
-
bruciore;
-
mal di testa;
-
visione temporaneamente sfocata.
Quando guardiamo uno schermo a lungo tendiamo inoltre a sbattere meno frequentemente le palpebre, favorendo alcuni sintomi di secchezza oculare.
Per questo durante lo studio digitale sono utili pause regolari e variazioni della distanza di osservazione.
La regola 20-20-20 può essere utile?
Una regola semplice spesso suggerita durante il lavoro prolungato da vicino è la 20-20-20.
Indicativamente, ogni 20 minuti si può distogliere lo sguardo dall'attività ravvicinata e osservare per circa 20 secondi qualcosa posto a distanza.
Non deve diventare un esercizio rigido o obbligatorio.
Il concetto importante è un altro: evitare molte ore consecutive di attività esclusivamente ravvicinata senza pause.
E il tempo trascorso all'aperto?
Il tempo trascorso all'aperto è particolarmente interessante quando si parla di miopia nei bambini.
Gli studi hanno evidenziato un'associazione tra maggiore attività all'aperto durante l'infanzia e minore probabilità di sviluppare miopia.
Questo non significa che stare all'aperto renda impossibile diventare miopi, perché intervengono anche predisposizione genetica e altri fattori.
È comunque una buona abitudine incoraggiare attività all'esterno, movimento e alternanza rispetto alle molte ore trascorse tra libri e schermi.
Puoi approfondire questo tema nell'articolo dedicato a giocare all'aria aperta e miopia nei bambini.
Leggere e studiare provocano la miopia?
Dire semplicemente che “studiare troppo provoca la miopia” è scorretto.
Lo sviluppo della miopia dipende da una combinazione di:
-
predisposizione genetica;
-
crescita dell'occhio;
-
età;
-
attività visive;
-
ambiente;
-
tempo trascorso all'aperto.
Le attività ravvicinate molto prolungate vengono considerate tra i fattori associati allo sviluppo della miopia, ma non esiste un rapporto semplice per cui leggere un certo numero di ore faccia automaticamente diventare miope un bambino.
Il bambino miope deve portare gli occhiali a scuola?
Quando viene prescritta una correzione, le modalità di utilizzo dipendono dal tipo e dall'entità del difetto visivo e dalle indicazioni ricevute.
Per un bambino miope, vedere correttamente da lontano può essere particolarmente importante a scuola per:
-
leggere la lavagna;
-
seguire presentazioni;
-
riconoscere dettagli a distanza;
-
partecipare alle attività della classe.
Gli occhiali non fanno diventare l'occhio “pigro” e non devono essere evitati per paura che la miopia aumenti semplicemente perché vengono utilizzati.
Anche ipermetropia e astigmatismo possono influire sulle attività scolastiche?
Sì.
Non bisogna pensare soltanto alla miopia.
Un'ipermetropia significativa può richiedere un maggiore impegno accomodativo, mentre l'astigmatismo può ridurre la nitidezza dell'immagine.
L'effetto varia però molto in funzione dell'entità del difetto, dell'età e delle caratteristiche individuali.
Per una panoramica puoi consultare la guida sui difetti visivi più comuni.
Il ruolo degli insegnanti
Gli insegnanti trascorrono molte ore con i bambini e possono osservare comportamenti che a casa sono meno evidenti.
Possono accorgersi, per esempio, che un alunno:
-
non legge bene la lavagna;
-
copia frequentemente dal compagno;
-
si avvicina molto al foglio;
-
cambia spesso posizione per vedere;
-
socchiude gli occhi guardando lontano;
-
lamenta frequentemente difficoltà visive.
L'insegnante non deve diagnosticare il problema.
Può però segnalare il comportamento alla famiglia, permettendo di approfondirlo quando necessario.
Questo era uno degli aspetti interessanti del Progetto Bimbovisione: coinvolgere contemporaneamente scuola e famiglia.
Il ruolo dei genitori
Anche a casa è utile osservare come il bambino svolge le normali attività.
In particolare:
-
come guarda la televisione;
-
a quale distanza utilizza smartphone e tablet;
-
come legge;
-
se lamenta frequentemente mal di testa o visione sfocata;
-
se un occhio sembra deviare;
-
se tende a chiudere un occhio;
-
se la visione da lontano sembra peggiorare.
Se emerge un dubbio, la soluzione non è acquistare autonomamente un paio di occhiali, ma verificare se esiste effettivamente un problema visivo e quale correzione sia eventualmente necessaria.
Vista, scuola e apprendimento: cosa possiamo imparare da Bimbovisione?
Il messaggio più utile del progetto può essere riassunto in pochi concetti:
osservare, informare e intervenire quando necessario.
A scuola e a casa è utile:
-
creare condizioni confortevoli per leggere e studiare;
-
alternare attività ravvicinate e lontane;
-
evitare sessioni molto prolungate davanti agli schermi senza pause;
-
favorire attività all'aperto;
-
osservare eventuali segnali di difficoltà visiva;
-
effettuare gli screening previsti;
-
approfondire con un professionista quando emerge un dubbio.
Non esiste una postura perfetta o un esercizio capace di prevenire qualsiasi problema visivo.
Esistono però buone abitudini e una maggiore attenzione ai segnali, che possono aiutare a individuare prima eventuali difficoltà.
In sintesi
Il Progetto Bimbovisione: vedere bene per apprendere meglio ha contribuito a portare nelle scuole il tema della visione dei bambini, coinvolgendo insegnanti e famiglie.
Oggi il messaggio può essere aggiornato così:
-
vedere bene è importante per molte attività scolastiche;
-
un problema visivo può rendere alcune attività più difficili;
-
le difficoltà di apprendimento non devono essere automaticamente attribuite agli occhi;
-
i bambini non sempre si accorgono di vedere male;
-
screening e controlli aiutano a individuare precocemente alcune condizioni;
-
pause durante le attività ravvicinate e tempo all'aperto sono buone abitudini;
-
eventuali sintomi persistenti devono essere valutati senza ricorrere ad autodiagnosi.
Per approfondire lo sviluppo visivo, i controlli e i principali problemi dell'età pediatrica puoi continuare con la guida completa sulla vista dei bambini.

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