E’ la LUXOTTICA che mette la firma sui nuovi GOOGLE GLASS
Nel 2014 Google scelse Luxottica per avvicinare tecnologia e design dell'occhiale: un progetto che, visto oggi, racconta uno dei primi tentativi di trasformare gli smart glasses in un prodotto da indossare davvero
Nel marzo del 2014 Google e Luxottica annunciarono una collaborazione che attirò immediatamente l'attenzione del mondo della tecnologia e dell'occhialeria.
Da una parte c'era Google con Glass, uno dei progetti wearable più discussi di quegli anni. Dall'altra Luxottica, gruppo italiano con un'enorme esperienza nella progettazione, produzione e distribuzione di occhiali e con marchi come Ray-Ban e Oakley nel proprio portafoglio.
L'idea era intuitiva quanto ambiziosa: un dispositivo tecnologicamente innovativo avrebbe avuto maggiori possibilità di diventare un prodotto di uso quotidiano se fosse riuscito ad assomigliare sempre meno a un apparecchio elettronico e sempre più a un vero paio di occhiali.
A distanza di anni quella collaborazione è interessante soprattutto per questo motivo.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
I Google Glass originali non sono diventati l'accessorio di massa immaginato all'inizio, ma il principio alla base del progetto — integrare tecnologia, design e occhialeria tradizionale — è diventato uno dei temi centrali nello sviluppo degli smart glasses moderni.
Cosa annunciavano Google e Luxottica nel 2014
L'annuncio ufficiale arrivò il 25 marzo 2014.
Google spiegò di voler lavorare con Luxottica per ampliare le possibilità di design dei Glass e sfruttare l'esperienza del gruppo italiano nella progettazione e nella distribuzione degli occhiali.
La collaborazione avrebbe dovuto mettere insieme due competenze molto diverse.
Google portava elettronica, software e interfaccia digitale; Luxottica conosceva invece ciò che rende un occhiale realmente indossabile: forma, proporzioni, comfort, materiali, stile e rapporto con il volto.
Era un passaggio importante perché i primi dispositivi indossabili mostravano chiaramente un problema: la tecnologia poteva funzionare, ma questo non significava automaticamente che le persone volessero portarla sul viso tutto il giorno.
Gli occhiali sono infatti molto diversi da uno smartphone.
Sono sempre visibili, incidono sull'aspetto della persona e devono essere sufficientemente comodi da poter essere indossati per molte ore.
Google Glass: un piccolo computer davanti agli occhi
I Google Glass erano dispositivi indossabili progettati per mostrare informazioni in un piccolo display posto nel campo visivo dell'utilizzatore.
Il concetto era quello di accedere a determinate funzioni digitali senza dover continuamente estrarre uno smartphone dalla tasca.
Il dispositivo poteva integrare comandi vocali, fotocamera, notifiche e altre funzioni con un'interazione pensata per essere rapida e relativamente discreta.
All'inizio degli anni 2010 sembrava una visione particolarmente futuristica.
Uno dei problemi più evidenti era però proprio l'aspetto del prodotto.
La componente elettronica laterale rendeva immediatamente riconoscibile il dispositivo e lo distingueva nettamente da un normale paio di occhiali.
Da qui nasceva il valore potenziale della collaborazione con un grande produttore di eyewear.
Perché Google aveva bisogno di un'azienda di occhiali
Realizzare un dispositivo da indossare sul viso richiede competenze che vanno molto oltre l'elettronica.
Una montatura deve distribuire correttamente il peso, adattarsi a dimensioni del volto differenti, rimanere stabile e risultare confortevole.
Ma deve anche piacere.
Un oggetto tecnologico può essere scelto principalmente per ciò che fa. Un occhiale viene inevitabilmente giudicato anche per come sta sul viso.
Google aveva già lavorato sul design dei Glass e aveva introdotto diverse possibilità di personalizzazione, ma la collaborazione con Luxottica rappresentava un ulteriore passo verso il mondo dell'occhialeria tradizionale.
L'obiettivo dichiarato non era semplicemente aggiungere un logo famoso al dispositivo, bensì mettere in relazione progettisti tecnologici, designer ed esperti di eyewear.
Questa integrazione è diventata, negli anni successivi, uno dei temi più importanti di tutto il settore degli occhiali intelligenti.
Ray-Ban e Oakley entrarono subito nell'immaginario
Quando venne annunciata la collaborazione, l'attenzione si concentrò inevitabilmente su due dei marchi più conosciuti del gruppo: Ray-Ban e Oakley.
L'idea che un dispositivo simile ai Google Glass potesse un giorno essere integrato in una montatura dall'aspetto più tradizionale rese il progetto molto più interessante anche per il grande pubblico.
Google precisò però fin dall'annuncio che non significava vedere immediatamente Glass installato su un normale Ray-Ban o Oakley.
Era l'inizio di una collaborazione, non l'annuncio di un prodotto già pronto per il mercato.
Questa distinzione è importante anche rileggendo oggi le notizie di quel periodo.
Le aspettative sugli smart glasses erano altissime e spesso si tendeva a immaginare un'evoluzione molto più rapida di quanto sarebbe poi realmente avvenuto.
Perché i Google Glass non sono diventati un prodotto di massa
Il progetto Google Glass ebbe un'enorme visibilità, ma incontrò diversi ostacoli.
Il design era ancora fortemente tecnologico, il prezzo elevato e l'utilità quotidiana non sempre appariva sufficiente per giustificare l'adozione da parte del grande pubblico.
Ci furono inoltre discussioni legate alla presenza della fotocamera e alla privacy delle persone che si trovavano davanti a chi indossava il dispositivo.
Era una tecnologia affascinante, ma introdotta in un momento in cui molte delle abitudini sociali necessarie per accettarla non erano ancora consolidate.
Google modificò quindi progressivamente la direzione del progetto.
Glass trovò una seconda vita soprattutto in ambito professionale, dove un dispositivo indossabile capace di mostrare informazioni lasciando libere le mani poteva avere applicazioni concrete.
Da Google Glass a Glass Enterprise Edition
Negli anni successivi Google orientò Glass verso il mercato professionale.
La Glass Enterprise Edition venne utilizzata come piattaforma per applicazioni aziendali, in particolare in contesti nei quali poter consultare informazioni senza utilizzare le mani poteva rappresentare un vantaggio.
Era un'impostazione molto diversa rispetto alla visione originale di un dispositivo destinato potenzialmente a milioni di consumatori.
Anche questa fase, però, è arrivata alla conclusione.
Google ha cessato la vendita di Glass Enterprise Edition il 15 marzo 2023 e il supporto ufficiale è terminato il 15 settembre 2023.
Il prodotto Google Glass, quindi, appartiene ormai alla storia della tecnologia indossabile.
Ma non necessariamente la sua idea.
L'idea degli smart glasses è sopravvissuta ai Google Glass
Il fallimento commerciale di una determinata generazione di prodotto non significa necessariamente che il concetto alla base fosse sbagliato.
Spesso significa che tecnologia, design, prezzo e abitudini dei consumatori non erano ancora sufficientemente maturi nello stesso momento.
Negli anni successivi gli smart glasses hanno continuato a evolversi.
Il settore ha progressivamente abbandonato l'idea di costruire necessariamente un “computer davanti all'occhio” molto evidente, concentrandosi anche su dispositivi che cercano di mantenere l'aspetto di un normale paio di occhiali.
È un cambiamento significativo.
Più la tecnologia riesce a scomparire all'interno della montatura, più l'occhiale intelligente può essere percepito come un oggetto quotidiano anziché come un gadget tecnologico.
Ed è proprio su questo punto che la collaborazione tra Google e Luxottica del 2014 appare particolarmente anticipatrice.
Prima l'occhiale, poi la tecnologia
Un prodotto indossabile sul volto deve superare una prova che smartphone, smartwatch e cuffie affrontano in misura diversa: deve diventare parte dell'identità visiva della persona.
Dimensioni, peso, forma delle aste, distribuzione delle componenti elettroniche e autonomia sono importanti, ma anche il design della montatura può determinare il successo o il fallimento del prodotto.
Quello che nel 2014 appariva come l'incontro curioso tra un gigante della tecnologia e un grande produttore di occhiali oggi sembra quasi inevitabile.
Gli smart glasses moderni richiedono infatti la collaborazione tra competenze provenienti da settori differenti: elettronica, software, ottica, design industriale e moda.
Per comprendere come l'occhiale sia passato da semplice strumento ottico a oggetto di design e tecnologia puoi approfondire anche la storia degli occhiali e della loro evoluzione.
Una partnership che raccontava già il futuro dell'occhialeria
La collaborazione Google-Luxottica non produsse la rivoluzione immediata che molti immaginavano nel 2014.
Google Glass ha seguito un percorso diverso, passando dal mercato consumer alle applicazioni professionali fino alla cessazione del prodotto.
Eppure quell'accordo aveva individuato molto presto uno dei problemi fondamentali degli occhiali intelligenti: la tecnologia da sola non basta.
Per essere indossato ogni giorno, uno smart glass deve funzionare come dispositivo elettronico ma contemporaneamente comportarsi come un vero occhiale.
Deve essere comodo, proporzionato, riconoscibile come oggetto di design e sufficientemente naturale da poter entrare nella vita quotidiana.
Da questo punto di vista, l'annuncio del 2014 non è soltanto una vecchia notizia tecnologica.
È uno dei capitoli che aiutano a capire come l'industria dell'occhialeria abbia iniziato a prepararsi all'incontro tra montatura, software e tecnologia indossabile.

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