GLAUCOMA: fattori di rischio
Il glaucoma comprende un gruppo di patologie che danneggiano progressivamente il nervo ottico e possono provocare una perdita irreversibile della vista.
La forma più comune, il glaucoma primario ad angolo aperto, si sviluppa generalmente in modo lento e nelle fasi iniziali può non causare sintomi. La persona continua a vedere apparentemente bene mentre il danno al nervo ottico e al campo visivo può essere già iniziato.
Non è quindi sufficiente aspettare di accorgersi di una “visione a tunnel”. La diagnosi precoce dipende soprattutto dai controlli oculistici, in particolare nelle persone che presentano uno o più fattori di rischio.
Il glaucoma non dipende soltanto dalla pressione oculare
La pressione intraoculare è determinata dall’equilibrio tra la produzione e il deflusso dell’umore acqueo, il liquido presente nella parte anteriore dell’occhio.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Quando la pressione è troppo elevata per quello specifico nervo ottico, il rischio di danno aumenta. Tuttavia, il rapporto tra pressione e glaucoma non è identico in tutte le persone.
È possibile:
-
avere una pressione elevata senza presentare ancora danni da glaucoma;
-
sviluppare il glaucoma con valori pressori compresi nell’intervallo statisticamente comune;
-
presentare valori differenti nel corso della giornata;
-
avere un nervo ottico più o meno vulnerabile alla stessa pressione.
Per questo non esiste un singolo valore valido per tutti capace di confermare o escludere la malattia. La misurazione della pressione è importante, ma deve essere interpretata insieme all’esame del nervo ottico, del campo visivo e agli altri dati clinici.
Pressione intraoculare elevata
Una pressione oculare elevata è uno dei principali fattori di rischio per il glaucoma ad angolo aperto ed è il più importante sul quale sia possibile intervenire attraverso il trattamento.
L’ipertensione oculare non equivale automaticamente a una diagnosi di glaucoma. Si parla generalmente di ipertensione oculare quando la pressione risulta superiore ai valori attesi, ma non sono ancora evidenti danni caratteristici al nervo ottico o al campo visivo.
Non tutte le persone con ipertensione oculare svilupperanno la malattia. Il rischio individuale dipende anche da:
-
spessore della cornea;
-
età;
-
familiarità;
-
caratteristiche del nervo ottico;
-
livello e andamento della pressione;
-
presenza di altre condizioni oculari.
L’oculista può quindi decidere se sia sufficiente il monitoraggio o se sia opportuno iniziare un trattamento.
Età
Il rischio di sviluppare le forme più comuni di glaucoma aumenta con l’avanzare dell’età. Questo non significa che la malattia interessi esclusivamente le persone anziane.
Esistono anche forme congenite, giovanili e secondarie che possono manifestarsi prima. L’età deve quindi essere considerata un fattore di rischio, non una condizione indispensabile per la diagnosi.
Con il passare degli anni diventa ancora più importante rispettare la periodicità dei controlli indicata dall’oculista, soprattutto quando sono presenti altri fattori predisponenti.
Familiarità e predisposizione genetica
Avere un familiare affetto da glaucoma aumenta il rischio, in particolare quando la diagnosi riguarda un parente stretto come un genitore, un fratello o una sorella.
Durante la visita è utile riferire:
-
chi in famiglia ha ricevuto la diagnosi;
-
a quale età;
-
se sono stati necessari interventi;
-
se si è verificata una perdita importante della vista;
-
se altri familiari presentano pressione oculare elevata.
La familiarità non significa che la malattia si svilupperà inevitabilmente. Indica però che può essere opportuno iniziare i controlli prima o eseguirli con maggiore frequenza.
Origine familiare e caratteristiche individuali
Gli studi epidemiologici hanno rilevato differenze nel rischio e nella gravità del glaucoma tra popolazioni con origini geografiche differenti.
Le persone di origine africana presentano, in media, un rischio maggiore di sviluppare il glaucoma ad angolo aperto e di manifestarlo più precocemente. Alcune popolazioni asiatiche mostrano invece una maggiore frequenza delle forme ad angolo chiuso.
Queste associazioni non devono essere interpretate come regole applicabili automaticamente a ogni individuo. Il rischio personale dipende dall’insieme delle caratteristiche anatomiche, genetiche, cliniche e familiari.
Spessore della cornea
Lo spessore centrale della cornea influisce sull’interpretazione della pressione intraoculare misurata con la tonometria.
Una cornea particolarmente sottile è inoltre considerata un fattore associato a un maggiore rischio di sviluppare glaucoma in alcune persone con ipertensione oculare.
Per questo l’oculista può eseguire la pachimetria, un esame che misura lo spessore corneale. Il risultato non viene utilizzato isolatamente, ma contribuisce alla valutazione complessiva.
Forma del nervo ottico
Alcune caratteristiche anatomiche della testa del nervo ottico possono indicare una maggiore vulnerabilità oppure rappresentare un segnale da monitorare.
Durante la visita, l’oculista osserva il nervo ottico e confronta nel tempo eventuali variazioni. Possono essere utilizzate fotografie e strumenti di imaging, come l’OCT, per analizzare le fibre nervose e documentarne l’evoluzione.
Una particolare conformazione del nervo non significa necessariamente che sia presente un glaucoma. Può però rendere necessari controlli più approfonditi o ravvicinati.
Miopia e ipermetropia
Alcuni difetti refrattivi sono associati a specifiche forme di glaucoma.
La miopia, soprattutto quando elevata, può essere collegata a un maggiore rischio di glaucoma ad angolo aperto. La conformazione dell’occhio miope può inoltre rendere più complessa l’interpretazione di alcuni esami del nervo ottico.
L’ipermetropia può invece essere associata a occhi più corti e a una camera anteriore meno profonda. In alcune persone questa conformazione aumenta la probabilità di un angolo iridocorneale stretto e delle forme di glaucoma ad angolo chiuso.
La presenza di miopia o ipermetropia non significa che si svilupperà necessariamente il glaucoma. Si tratta di elementi che l’oculista valuta insieme agli altri fattori.
Diabete e condizioni vascolari
Il diabete è associato a un rischio più elevato di alcune patologie oculari, compreso il glaucoma ad angolo aperto. Può inoltre causare retinopatia diabetica e, nelle forme avanzate, contribuire allo sviluppo di un particolare glaucoma secondario chiamato neovascolare.
Chi soffre di diabete deve seguire il programma di controlli stabilito dai professionisti che gestiscono la malattia e la salute oculare.
Il rapporto tra glaucoma, pressione arteriosa e circolazione è complesso. Non è possibile stabilire il rischio basandosi su un singolo valore pressorio o modificare autonomamente le terapie cardiovascolari.
Il nostro approfondimento su diabete e disturbi oculari spiega le principali complicanze che possono interessare la retina e la vista.
Uso prolungato di corticosteroidi
I farmaci corticosteroidi possono aumentare la pressione oculare in alcune persone predisposte.
Il rischio può riguardare diverse modalità di somministrazione, tra cui:
-
colliri;
-
compresse;
-
iniezioni;
-
spray;
-
creme applicate vicino agli occhi.
L’effetto varia in base al farmaco, alla dose, alla durata del trattamento e alla sensibilità individuale.
Non bisogna interrompere autonomamente un corticosteroide prescritto. Chi deve utilizzarlo per periodi prolungati dovrebbe informare il medico della propria storia oculare e seguire gli eventuali controlli consigliati.
Traumi, infiammazioni e interventi oculari
Alcune forme di glaucoma sono definite secondarie perché si sviluppano in conseguenza di un’altra condizione.
Il rischio può aumentare dopo:
-
traumi oculari;
-
infiammazioni interne dell’occhio;
-
emorragie;
-
particolari interventi chirurgici;
-
alterazioni del cristallino;
-
uso di determinati farmaci;
-
crescita di vasi sanguigni anomali.
Un trauma avvenuto molti anni prima può essere rilevante anche quando l’occhio sembra essersi ripreso. È quindi importante riferire all’oculista eventuali precedenti lesioni o interventi.
Il glaucoma iniziale spesso non dà sintomi
Il glaucoma ad angolo aperto viene talvolta definito una malattia silenziosa perché il danno iniziale può non provocare dolore né un evidente calo della vista.
La perdita interessa generalmente il campo visivo in modo progressivo. Poiché i due occhi lavorano insieme e il cervello tende a compensare le aree mancanti, la persona può non accorgersi del cambiamento.
La “visione a tunnel” appartiene agli stadi avanzati e non deve essere attesa come segnale per fissare una visita.
Il National Eye Institute indica infatti che il glaucoma può iniziare senza sintomi e che l’esame oculare completo è essenziale per individuarlo.
Il glaucoma acuto ad angolo chiuso
Alcune forme di glaucoma possono manifestarsi improvvisamente. Un attacco acuto da chiusura d’angolo può provocare:
-
forte dolore oculare;
-
occhio rosso;
-
vista annebbiata;
-
aloni intorno alle luci;
-
mal di testa;
-
nausea o vomito.
Questa condizione rappresenta un’emergenza medica. In presenza di tali sintomi è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso o a un servizio di emergenza oculistica.
Non bisogna attendere che il dolore o l’offuscamento scompaiano spontaneamente.
Come viene diagnosticato il glaucoma
La diagnosi non si basa soltanto sulla misurazione della pressione.
In base al caso, la valutazione può comprendere:
-
anamnesi personale e familiare;
-
misurazione della pressione intraoculare;
-
esame del nervo ottico;
-
misurazione dello spessore corneale;
-
esame del campo visivo;
-
OCT delle fibre nervose;
-
valutazione dell’angolo iridocorneale;
-
confronto con esami precedenti.
Un singolo risultato può non essere sufficiente. Spesso è l’osservazione dell’andamento nel tempo a permettere di riconoscere una progressione.
Il glaucoma può essere prevenuto?
Non sempre è possibile impedire che la malattia compaia. È però possibile ridurre il rischio di una perdita visiva importante attraverso la diagnosi precoce e il trattamento.
Quando indicato, il medico può prescrivere:
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colliri per ridurre la pressione;
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procedure laser;
-
interventi chirurgici;
-
controlli periodici per verificare la stabilità.
Il danno già prodotto al nervo ottico è generalmente irreversibile, ma il trattamento può rallentare o arrestare la progressione in molte persone.
Per una panoramica più ampia è possibile consultare la guida sulle malattie degli occhi, i sintomi e i controlli.
Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione
È particolarmente importante discutere con l’oculista la frequenza dei controlli quando sono presenti:
-
pressione oculare elevata;
-
età avanzata;
-
familiari con glaucoma;
-
cornea sottile;
-
caratteristiche sospette del nervo ottico;
-
miopia elevata;
-
conformazione anatomica predisponente alla chiusura d’angolo;
-
diabete;
-
uso prolungato di corticosteroidi;
-
precedenti traumi, infiammazioni o interventi oculari.
La presenza di uno o più fattori non equivale a una diagnosi. Indica però la necessità di una valutazione personalizzata.
La diagnosi precoce protegge la vista
Il glaucoma non è semplicemente una pressione oculare superiore a un determinato numero. È una malattia del nervo ottico il cui rischio dipende dall’interazione tra pressione, età, familiarità, anatomia dell’occhio e altre condizioni individuali.
Poiché la forma più comune può avanzare senza sintomi, i controlli rappresentano lo strumento principale per individuarla prima che il campo visivo venga compromesso.
Conoscere i propri fattori di rischio e rispettare le indicazioni dell’oculista permette di intervenire nei tempi più appropriati e proteggere la funzione visiva.

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