Cataratte e il trattamento
Operazione di cataratta: trattamento, lente intraoculare e recupero
La cataratta è la progressiva perdita di trasparenza del cristallino, la lente naturale situata all’interno dell’occhio.
Non si tratta semplicemente di una macchia sulla superficie: l’opacizzazione può interessare zone e strati differenti del cristallino, riducendo la quantità e la qualità della luce che raggiunge la retina.
La cataratta si sviluppa frequentemente con l’avanzare dell’età, ma può essere favorita anche da diabete, traumi, esposizione prolungata ad alcuni fattori ambientali, uso di determinati farmaci e condizioni congenite.
Quando la cataratta compromette la qualità della visione e le normali attività quotidiane, l’oculista può proporre un intervento per rimuovere il cristallino opacizzato e sostituirlo con una lente artificiale.
Quali disturbi provoca la cataratta
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
La cataratta tende generalmente a svilupparsi in modo graduale. All’inizio la persona può pensare che gli occhiali siano sporchi oppure che la gradazione non sia più adeguata.
I sintomi più comuni comprendono:
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visione annebbiata o sfocata;
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maggiore sensibilità all’abbagliamento;
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aloni intorno alle sorgenti luminose;
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difficoltà nella guida notturna;
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bisogno di una luce più intensa per leggere;
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colori meno brillanti;
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riduzione del contrasto;
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cambiamenti frequenti della gradazione;
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in alcuni casi, visione doppia da un solo occhio.
Questi disturbi non sono esclusivi della cataratta. La diagnosi deve essere formulata attraverso una visita oculistica.
Per approfondire caratteristiche, sintomi e fattori di rischio è possibile consultare l’articolo dedicato alla cataratta e alle sue diverse manifestazioni.
La cataratta deve sempre essere operata?
La presenza di una cataratta non comporta automaticamente la necessità di un intervento.
Nelle fasi iniziali può essere sufficiente:
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aggiornare la gradazione degli occhiali;
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utilizzare una luce più adatta durante la lettura;
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ridurre l’abbagliamento;
-
eseguire i controlli indicati dall’oculista;
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osservare l’evoluzione dei sintomi.
L’intervento viene generalmente preso in considerazione quando la cataratta interferisce con attività importanti per la persona, come guidare, leggere, lavorare, muoversi in sicurezza o riconoscere i volti.
Non esiste quindi un livello di acutezza visiva valido per tutti. La decisione dipende dal grado di opacizzazione, dalle necessità quotidiane, dallo stato dell’altro occhio e dalla presenza di eventuali patologie concomitanti.
In alcuni casi l’operazione può essere indicata anche per consentire la valutazione o il trattamento di altre strutture oculari.
Esistono colliri o farmaci che eliminano la cataratta?
Attualmente non esistono colliri, integratori o esercizi capaci di rendere nuovamente trasparente un cristallino opacizzato.
Una nuova prescrizione può migliorare temporaneamente la visione quando è presente anche un difetto refrattivo, ma non rimuove la cataratta.
Il trattamento capace di eliminare il cristallino opacizzato è l’intervento chirurgico. Questo non significa che debba essere eseguito immediatamente in ogni persona: il momento viene stabilito insieme all’oculista sulla base dei benefici attesi e dei possibili rischi.
Gli esami prima dell’intervento
Prima dell’operazione vengono eseguiti alcuni esami per valutare l’occhio e programmare il trattamento.
La preparazione può comprendere:
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misurazione dell’acutezza visiva;
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esame del segmento anteriore e della retina;
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misurazione della pressione oculare;
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biometria dell’occhio;
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valutazione della curvatura corneale;
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calcolo del potere della lente intraoculare;
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analisi dell’astigmatismo;
-
raccolta delle informazioni su farmaci e condizioni generali.
La biometria permette di stimare il potere della lente artificiale da impiantare. Il calcolo è molto accurato, ma il risultato refrattivo finale non può essere garantito con assoluta precisione.
È importante comunicare al chirurgo eventuali precedenti operazioni agli occhi, compresi gli interventi di chirurgia refrattiva, e tutti i farmaci assunti.
Come si svolge l’operazione di cataratta
Nella tecnica più utilizzata, il chirurgo esegue una piccola incisione e raggiunge il cristallino.
La cataratta viene generalmente frammentata attraverso una procedura chiamata facoemulsificazione. I frammenti vengono rimossi e la capsula che conteneva il cristallino viene in gran parte conservata per sostenere la nuova lente.
All’interno dell’occhio viene quindi inserita una lente intraoculare artificiale, detta anche IOL. La lente è pieghevole e può essere introdotta attraverso un’incisione di dimensioni ridotte.
L’intervento viene solitamente eseguito in regime ambulatoriale e con anestesia locale, spesso mediante colliri. Modalità, durata e tipo di anestesia possono però variare in base al paziente e alla complessità del caso.
Le incisioni moderne spesso si chiudono senza punti di sutura, ma non è una regola assoluta. In alcune situazioni il chirurgo può decidere di applicarli.
Che cos’è la lente intraoculare
La lente intraoculare sostituisce il potere ottico del cristallino rimosso. Rimane normalmente all’interno dell’occhio in modo permanente e non viene percepita come una lente a contatto.
Esistono differenti tipologie di IOL. La scelta dipende da:
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misure dell’occhio;
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condizioni della cornea e della retina;
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presenza di astigmatismo;
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attività quotidiane;
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aspettative visive;
-
eventuali altre patologie oculari;
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caratteristiche tecniche disponibili.
Non esiste una lente migliore in assoluto. Ogni soluzione presenta vantaggi e compromessi che devono essere discussi con il chirurgo.
Lenti intraoculari monofocali
Le IOL monofocali sono progettate per offrire il fuoco principalmente a una determinata distanza.
Spesso vengono calcolate per privilegiare la visione da lontano. In questo caso è normalmente necessario utilizzare occhiali per leggere e svolgere attività ravvicinate. Alcune persone possono aver bisogno anche di una correzione residua da lontano.
È possibile programmare una diversa distanza di riferimento o, in alcuni casi, una differenza tra i due occhi. Queste scelte devono essere valutate prima dell’intervento, considerando le abitudini e la capacità di adattamento della persona.
Lenti toriche per l’astigmatismo
Le lenti intraoculari toriche sono progettate per correggere anche una componente dell’astigmatismo corneale.
Per funzionare correttamente devono essere calcolate e posizionate secondo un asse preciso. Non tutti gli astigmatismi possono essere corretti completamente e può rimanere la necessità di indossare occhiali.
La possibilità di utilizzare una lente torica dipende dalle caratteristiche dell’occhio e viene valutata attraverso gli esami preoperatori.
Lenti multifocali ed EDOF
Alcune IOL sono progettate per ampliare l’intervallo delle distanze visibili e ridurre la dipendenza dagli occhiali.
Tra queste rientrano:
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lenti multifocali o trifocali;
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lenti a profondità di fuoco estesa, dette EDOF;
-
altre soluzioni progettate per gestire più distanze.
Queste lenti non garantiscono la completa eliminazione degli occhiali. Alcune persone possono continuare ad averne bisogno per determinati compiti o per ottenere la massima precisione.
Possono inoltre produrre effetti come aloni, abbagliamento o una diversa percezione del contrasto, soprattutto in condizioni di luce ridotta. Non sono adatte a tutti gli occhi e richiedono una valutazione accurata delle aspettative e delle condizioni oculari.
La scelta non dovrebbe basarsi soltanto sul desiderio di non indossare più gli occhiali.
Serviranno ancora gli occhiali dopo l’intervento?
È possibile avere ancora bisogno degli occhiali dopo l’operazione, anche quando il risultato chirurgico è buono.
La necessità dipende dal tipo di IOL, dal risultato refrattivo ottenuto, dall’astigmatismo residuo e dalle attività svolte.
Con una lente monofocale impostata per lontano, gli occhiali sono generalmente necessari per la lettura. Con una lente multifocale o EDOF la dipendenza può ridursi, ma non viene sempre eliminata.
La nuova prescrizione viene normalmente valutata dopo che l’occhio ha raggiunto una stabilità sufficiente. I tempi devono essere indicati dall’oculista.
Una volta ricevuta la prescrizione definitiva, è possibile rivolgersi a Glance24 per realizzare nuovi occhiali da lontano, da lettura o progressivi. Prima dell’acquisto è utile comprendere come leggere correttamente la prescrizione dell’oculista.
Il recupero dopo l’operazione
Dopo l’intervento la visione può essere inizialmente sfocata. Possono comparire lieve fastidio, sensibilità alla luce, lacrimazione o sensazione di corpo estraneo.
Il miglioramento può iniziare rapidamente, ma la guarigione completa richiede più tempo e varia da persona a persona. Non è quindi corretto garantire che tutti possano tornare alle normali attività dopo pochi giorni.
Il paziente deve seguire le istruzioni ricevute, che possono includere:
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utilizzare i colliri prescritti;
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non strofinare l’occhio;
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indossare la protezione indicata;
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evitare sforzi, sport e sollevamento di pesi per il periodo stabilito;
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non guidare finché il medico non conferma che sia sicuro;
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evitare acqua, polvere e sostanze irritanti;
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presentarsi ai controlli programmati.
Le indicazioni del chirurgo hanno sempre la precedenza sulle informazioni generali.
Possibili rischi e complicanze
L’intervento di cataratta è una procedura comune e generalmente efficace, ma, come ogni operazione, non è privo di rischi.
Tra le possibili complicanze rientrano:
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infezione;
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infiammazione;
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sanguinamento;
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variazioni della pressione oculare;
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edema della cornea o della retina;
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problemi nella posizione della lente intraoculare;
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rottura della capsula;
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distacco di retina;
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risultato refrattivo differente da quello previsto;
-
riduzione della vista.
La probabilità individuale dipende dalle condizioni dell’occhio, dalla salute generale e dalla complessità dell’intervento. Il chirurgo deve illustrare benefici, alternative e rischi prima di acquisire il consenso.
Secondo il National Eye Institute, la maggior parte delle persone vede meglio dopo l’operazione, ma il risultato può essere limitato dalla presenza di altre patologie oculari.
Quando contattare urgentemente l’oculista
Dopo l’intervento è necessario chiedere rapidamente assistenza in presenza di:
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dolore intenso o in aumento;
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peggioramento improvviso della vista;
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forte arrossamento;
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secrezioni insolite;
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comparsa improvvisa di numerosi corpi mobili;
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lampi luminosi;
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ombra o tenda nel campo visivo;
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nausea associata a dolore oculare;
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trauma all’occhio operato.
Non bisogna attendere il controllo già programmato se i sintomi peggiorano rapidamente.
La cataratta può tornare?
La cataratta rimossa non ricresce, perché il cristallino naturale è stato sostituito.
Mesi o anni dopo l’intervento può però opacizzarsi la parte posteriore della capsula che sostiene la lente artificiale. Questa condizione viene chiamata opacizzazione capsulare posteriore e viene spesso indicata, in modo improprio, come cataratta secondaria.
Può provocare un nuovo annebbiamento della vista, abbagliamento e riduzione del contrasto. In molti casi viene trattata ambulatorialmente attraverso uno specifico laser, chiamato YAG laser.
Un nuovo calo visivo dopo l’operazione deve comunque essere valutato, perché non dipende necessariamente dalla capsula.
Una scelta basata sulle esigenze individuali
La cataratta non deve essere operata soltanto perché è presente. Il trattamento viene generalmente proposto quando l’opacizzazione limita concretamente la vista o interferisce con la gestione di altre condizioni oculari.
L’intervento sostituisce il cristallino opacizzato con una lente artificiale. Tipo di lente, obiettivo refrattivo e possibile necessità di occhiali devono essere discussi prima dell’operazione, senza aspettative assolute.
Per una panoramica sulle altre condizioni che possono ridurre la vista è possibile consultare il pillar dedicato alle malattie degli occhi.

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