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Caffè e cancro: ecco cosa ci rivela la scienza

Il caffè causa il cancro oppure può contribuire a ridurne il rischio? Le notizie pubblicate nel tempo hanno fornito risposte apparentemente contraddittorie, alimentando dubbi sia tra chi lo consuma quotidianamente sia tra chi preferisce evitarlo.

La risposta più corretta è che il caffè non è considerato una sostanza cancerogena per l’uomo, ma non può nemmeno essere presentato come una bevanda capace di prevenire o curare i tumori.

Numerosi studi osservazionali hanno rilevato associazioni tra il consumo di caffè e una minore incidenza di alcuni tumori, soprattutto del fegato e dell’endometrio. Per altre forme di cancro, compreso quello della prostata, i risultati sono meno definitivi.

Occorre inoltre distinguere gli effetti del caffè da quelli legati alla caffeina, alla quantità consumata, al metodo di preparazione e alla temperatura della bevanda.

Il caffè è cancerogeno?

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Nel 2016 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, conosciuta come IARC, ha rivalutato gli studi disponibili sul rapporto tra caffè e tumori.

La conclusione è stata che il caffè non può essere classificato come cancerogeno per l’uomo sulla base delle evidenze disponibili.

Questa definizione non significa che sia stato dimostrato che il caffè sia sempre innocuo, in qualsiasi quantità e per chiunque. Significa che i dati scientifici analizzati non permettono di concludere che il consumo di caffè provochi il cancro.

La stessa valutazione ha rilevato che il caffè appare poco probabilmente collegato all’insorgenza di alcuni tumori, tra cui quelli di mammella, pancreas e prostata. Per molte altre forme di cancro, invece, le evidenze restano insufficienti o non definitive.

Caffè e tumore alla prostata

Alcuni studi hanno osservato un’associazione tra consumo di caffè e minore rischio di sviluppare forme aggressive o letali di tumore alla prostata.

Una delle ricerche più citate ha seguito per molti anni decine di migliaia di uomini, confrontando il consumo dichiarato di caffè con l’incidenza della malattia. I risultati hanno suggerito un possibile rapporto inverso tra le due variabili.

Questo dato, però, non permette di affermare che bere tre o più tazze di caffè riduca automaticamente del 30% il rischio di tumore alla prostata.

Negli studi osservazionali, infatti, i ricercatori registrano le abitudini delle persone senza assegnare loro un determinato consumo. I risultati possono quindi essere influenzati da:

  • alimentazione complessiva;

  • attività fisica;

  • abitudine al fumo;

  • peso corporeo;

  • consumo di alcol;

  • familiarità;

  • frequenza dei controlli medici;

  • quantità e preparazione del caffè.

Un’associazione statistica non dimostra necessariamente che il caffè sia la causa diretta della riduzione del rischio.

Per questo non esistono indicazioni che consiglino di iniziare a bere caffè o aumentarne il consumo per prevenire il tumore alla prostata.

Caffè e tumore del fegato

Le evidenze più coerenti riguardano il rapporto tra consumo di caffè e tumore del fegato.

Numerosi studi hanno osservato un’incidenza inferiore della malattia tra le persone che bevono abitualmente caffè. È stata rilevata anche un’associazione con un minore rischio di alcune patologie epatiche croniche, che possono rappresentare fattori di rischio per lo sviluppo di un tumore.

Non è ancora completamente chiaro quali componenti della bevanda siano responsabili di questa associazione. Il caffè contiene infatti numerose sostanze biologicamente attive, tra cui:

  • caffeina;

  • polifenoli;

  • diterpeni;

  • acidi clorogenici;

  • altri composti derivanti dalla tostatura.

Anche in questo caso non si può parlare di trattamento. Chi presenta una malattia del fegato deve seguire i controlli e le indicazioni dei professionisti sanitari, senza utilizzare il caffè come alternativa alle terapie.

Caffè e tumore dell’endometrio

Un’altra associazione considerata interessante riguarda il tumore dell’endometrio, cioè il tessuto che riveste internamente l’utero.

Diversi studi hanno rilevato un rischio inferiore tra le donne che consumano caffè. L’associazione è stata osservata sia con il caffè contenente caffeina sia, in alcune ricerche, con quello decaffeinato.

Questo suggerisce che l’eventuale effetto non dipenda esclusivamente dalla caffeina. Potrebbero essere coinvolti altri composti o alcuni effetti del consumo di caffè sul metabolismo.

Rimangono comunque necessari ulteriori studi per comprendere quantità, frequenza, preparazione e caratteristiche individuali che possono influire sui risultati.

Che cosa sappiamo degli altri tumori?

Per molte altre forme di cancro, gli studi hanno prodotto risultati variabili.

Sono state esaminate possibili associazioni con tumori:

  • del colon e del retto;

  • della mammella;

  • del pancreas;

  • della vescica;

  • del rene;

  • del polmone;

  • della testa e del collo.

In alcuni casi sono emerse associazioni favorevoli; in altri non sono state osservate differenze significative. Talvolta i risultati cambiano in base al tipo di caffè, alla presenza di caffeina, al metodo di preparazione o ad altre abitudini dei partecipanti.

Il fumo rappresenta un importante fattore di confondimento. In molte popolazioni, infatti, il consumo elevato di caffè è stato storicamente più frequente tra i fumatori. Se questo elemento non viene valutato correttamente, il rischio attribuito al caffè può in realtà dipendere dal tabacco.

Il caffè contiene sostanze potenzialmente problematiche?

Durante la tostatura dei chicchi si formano diverse sostanze, tra cui l’acrilammide.

Negli esperimenti condotti con animali, quantità elevate di acrilammide hanno mostrato effetti cancerogeni. Gli studi epidemiologici sull’esposizione alimentare nell’uomo, invece, non hanno individuato finora un rapporto coerente con un aumento del rischio generale di tumore.

La presenza di una sostanza in un alimento non è sufficiente per stabilirne il rischio. Devono essere considerate:

  • quantità effettivamente assorbita;

  • frequenza dell’esposizione;

  • metabolismo;

  • durata nel tempo;

  • risultati degli studi sull’uomo.

Sulla base delle conoscenze disponibili, non è corretto concludere che bere normalmente caffè provochi il cancro a causa dell’acrilammide.

Attenzione alla temperatura della bevanda

Un aspetto importante riguarda la temperatura.

Le bevande consumate abitualmente a temperature molto elevate sono state associate a un aumento del rischio di tumore dell’esofago. Il problema non sembra dipendere dal caffè in sé, ma dal possibile danno ripetuto provocato dal calore ai tessuti dell’esofago.

Per prudenza è quindi consigliabile non bere il caffè quando è ancora bollente e attendere che raggiunga una temperatura confortevole.

Questa indicazione riguarda anche tè, tisane e altre bevande calde.

Caffè normale e decaffeinato hanno gli stessi effetti?

Non necessariamente.

Il caffè decaffeinato contiene una quantità molto inferiore di caffeina, ma conserva numerose altre sostanze presenti nella bevanda. Alcune associazioni osservate negli studi sul cancro sono emerse sia per il caffè normale sia per quello decaffeinato.

Questo fa pensare che gli eventuali effetti non dipendano soltanto dalla caffeina. Tuttavia, metodi di preparazione, tostatura e composizione possono variare notevolmente.

Non è quindi possibile considerare tutte le tipologie di caffè perfettamente equivalenti.

Quanto caffè si può bere?

Non esiste un numero di tazzine adatto a ogni persona. La quantità di caffeina può cambiare considerevolmente in base a:

  • varietà dei chicchi;

  • miscela;

  • metodo di preparazione;

  • quantità di polvere;

  • volume della bevanda;

  • durata dell’estrazione.

Un espresso italiano non contiene necessariamente la stessa quantità di caffeina di una tazza di caffè filtrato o di una bevanda acquistata in una grande catena.

Per gli adulti sani, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare considera generalmente non problematico un apporto complessivo di caffeina fino a 400 mg nell’arco della giornata. Questa quantità non rappresenta però un obiettivo da raggiungere e comprende la caffeina proveniente da tutte le fonti.

Durante gravidanza e allattamento viene indicato un limite più prudente, pari a 200 mg al giorno. In presenza di particolari condizioni o terapie è opportuno chiedere un parere al proprio medico.

Quando è meglio limitare il caffè?

Anche quando non esistono particolari timori oncologici, il caffè può provocare effetti indesiderati in alcune persone.

La caffeina può favorire o peggiorare:

  • insonnia;

  • agitazione;

  • ansia;

  • palpitazioni;

  • tremori;

  • mal di testa;

  • disturbi gastrointestinali;

  • temporaneo aumento della pressione arteriosa;

  • contrazioni involontarie della palpebra.

Chi nota una relazione tra caffeina e tremore può approfondire le cause della palpebra che trema.

La sensibilità individuale varia molto. Alcune persone metabolizzano la caffeina rapidamente, mentre altre ne percepiscono gli effetti per molte ore.

Anche una dose relativamente contenuta, se assunta nel pomeriggio o alla sera, può disturbare il sonno nei soggetti sensibili.

Caffè e reflusso gastroesofageo

Non è corretto affermare che chi soffre di reflusso debba sempre eliminare completamente il caffè.

In alcune persone il consumo può provocare o peggiorare bruciore, rigurgito e altri sintomi; in altre l’effetto è meno evidente. Possono influire quantità, concentrazione, orario, stomaco vuoto e sensibilità individuale.

Chi soffre di reflusso può osservare la propria risposta e confrontarsi con il medico, evitando divieti generalizzati non necessari.

Si dovrebbe bere caffè per prevenire il cancro?

No.

Le associazioni favorevoli osservate in alcuni studi non giustificano l’inizio o l’aumento del consumo di caffè come strategia antitumorale.

La prevenzione oncologica dipende da numerosi fattori. Tra quelli modificabili rientrano soprattutto:

  • evitare il fumo;

  • limitare il consumo di alcol;

  • mantenere un peso adeguato;

  • svolgere attività fisica;

  • seguire un’alimentazione varia ed equilibrata;

  • proteggersi dalle esposizioni cancerogene conosciute;

  • aderire agli screening raccomandati.

Il caffè può rientrare nelle abitudini quotidiane di molte persone, ma non sostituisce queste misure.

Per una panoramica più ampia sui possibili vantaggi e svantaggi della bevanda puoi leggere anche gli effetti del caffè sull’organismo.

Chi è in cura per un tumore può bere caffè?

Dipende dalla situazione individuale.

Il caffè può essere poco tollerato in presenza di nausea, diarrea, reflusso, insonnia, alterazioni del gusto o altri effetti delle terapie. La caffeina può inoltre interferire con il riposo o aumentare alcuni disturbi.

Chi sta seguendo una terapia oncologica dovrebbe chiedere al proprio medico se sia opportuno modificare il consumo, soprattutto quando assume farmaci o integratori oppure presenta problemi epatici, cardiaci o gastrointestinali.

Il caffè non deve essere utilizzato per trattare la stanchezza legata alla malattia senza averne prima discusso con il professionista che segue il percorso terapeutico.

Domande frequenti

Il caffè provoca il cancro?

Le evidenze disponibili non permettono di classificare il caffè come cancerogeno per l’uomo. Per molti tumori non è stata osservata un’associazione chiara con un aumento del rischio.

Il caffè protegge dal tumore alla prostata?

Alcuni studi hanno rilevato un’associazione con un rischio inferiore, soprattutto per alcune forme aggressive, ma non è dimostrato che il caffè sia direttamente responsabile. Non deve essere assunto come forma di prevenzione.

Quali tumori sono stati associati a un rischio inferiore?

Le evidenze più coerenti riguardano il tumore del fegato e quello dell’endometrio. Per altre forme di cancro i risultati sono meno definitivi.

Bere caffè bollente è rischioso?

Il consumo abituale di bevande a temperature molto elevate è stato associato a un maggiore rischio di tumore dell’esofago. È consigliabile lasciare raffreddare la bevanda prima di berla.

Il caffè decaffeinato è più sicuro?

Il decaffeinato contiene meno caffeina ed è quindi più adatto ad alcune persone sensibili ai suoi effetti. Non è però possibile definirlo universalmente più sicuro sotto ogni aspetto.

Tre tazzine al giorno prevengono il cancro?

No. Non esiste una quantità di caffè dimostrata come prescrizione universale per prevenire il cancro.

Conclusione

Gli studi disponibili non indicano che il caffè sia una causa generale di cancro. Al contrario, sono state osservate associazioni tra il suo consumo e un rischio inferiore di alcune forme tumorali, soprattutto quelle del fegato e dell’endometrio.

Per il tumore alla prostata i risultati sono interessanti, ma non permettono di attribuire al caffè una proprietà preventiva o terapeutica.

Bere caffè non cura il cancro e non sostituisce le strategie di prevenzione realmente dimostrate.

Chi lo tollera può consumarlo con moderazione, prestando attenzione alla quantità complessiva di caffeina e lasciando raffreddare le bevande molto calde. In gravidanza, durante particolari terapie o in presenza di disturbi specifici è opportuno chiedere un parere professionale.

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