Come diagnosticare la cataratta e curarla
Come si diagnostica la cataratta?
La cataratta viene diagnosticata attraverso una visita oculistica nella quale vengono valutati la qualità della visione e la trasparenza del cristallino. L’esame non serve soltanto a verificare la presenza dell’opacità, ma anche a capire quanto questa incida realmente sulla vista e sulle attività quotidiane.
La semplice presenza di una cataratta, infatti, non significa automaticamente che sia necessario operarla.
Per una panoramica completa sulla patologia puoi leggere cataratta: tipologie, sintomi, cause e trattamento.
Quali sintomi possono far sospettare una cataratta?
La cataratta tende generalmente a svilupparsi in modo graduale.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Tra i disturbi più comuni possono comparire:
-
visione sfocata o velata;
-
colori meno vividi;
-
maggiore sensibilità alla luce;
-
abbagliamento;
-
aloni intorno alle luci;
-
difficoltà nella guida notturna;
-
bisogno di cambiare frequentemente gradazione;
-
riduzione progressiva della qualità della visione;
-
visione doppia monoculare in alcuni casi.
Nelle fasi iniziali può anche non provocare sintomi evidenti.
La cataratta si può vedere guardandosi allo specchio?
Nelle fasi iniziali generalmente no.
La cataratta riguarda il cristallino, che si trova all’interno dell’occhio.
Un’opacità molto avanzata può talvolta diventare visibile, ma la diagnosi non dovrebbe mai basarsi sull’aspetto esterno dell’occhio.
È necessaria una valutazione oculistica.
La riduzione della vista significa sempre cataratta?
No.
Una riduzione dell’acuità visiva può dipendere da molte condizioni differenti.
Tra queste possono esserci:
-
un difetto refrattivo non corretto;
-
patologie della cornea;
-
glaucoma;
-
degenerazione maculare;
-
malattie della retina;
-
alterazioni del nervo ottico.
Uno degli obiettivi della visita è quindi verificare se la cataratta sia realmente la causa principale del disturbo visivo.
Qual è il primo esame che viene effettuato?
Uno degli esami fondamentali è la misurazione dell’acuità visiva.
La persona legge caratteri di dimensioni progressivamente più piccole su un ottotipo, prima senza e poi con la migliore correzione ottica disponibile.
Questo permette di capire:
-
quanto vede il paziente;
-
quanto può migliorare con gli occhiali;
-
quanto della riduzione visiva può essere attribuito al cristallino opaco.
La valutazione della funzione visiva è uno degli elementi fondamentali nel percorso diagnostico della cataratta.
Perché si controlla anche la gradazione degli occhiali?
Nelle fasi iniziali della cataratta una modifica del cristallino può determinare variazioni della refrazione.
Può quindi cambiare la gradazione necessaria.
In alcune persone una nuova prescrizione permette temporaneamente di ottenere una visione migliore.
Se invece nemmeno la migliore correzione ottica consente una qualità visiva sufficiente, la cataratta può essere diventata più significativa.
Cos’è l’esame con lampada a fessura?
La lampada a fessura è uno strumento utilizzato dall’oculista per osservare in modo ingrandito le strutture anteriori dell’occhio.
Permette di esaminare anche il cristallino e di valutare:
-
presenza dell’opacità;
-
posizione;
-
distribuzione;
-
densità;
-
tipo di cataratta.
L’aspetto del cristallino aiuta l’oculista a definire meglio il quadro clinico.
Perché viene dilatata la pupilla?
La dilatazione pupillare permette di osservare meglio le strutture interne dell’occhio.
Durante una visita completa vengono utilizzate gocce che allargano temporaneamente la pupilla.
Questo facilita l’esame:
-
del cristallino;
-
della retina;
-
della macula;
-
del nervo ottico.
Il National Eye Institute indica l’esame oculistico con pupilla dilatata come elemento centrale nella diagnosi della cataratta.
Perché bisogna controllare anche la retina?
È importante capire se la riduzione della vista dipende esclusivamente dalla cataratta oppure se sono presenti altre patologie oculari.
Una persona può avere contemporaneamente:
-
cataratta;
-
degenerazione maculare;
-
retinopatia diabetica;
-
glaucoma;
-
altre alterazioni retiniche.
Questo è particolarmente importante prima di un eventuale intervento, perché la presenza di altre patologie può influire sul risultato visivo atteso.
Viene misurata anche la pressione dell’occhio?
Spesso sì.
La tonometria misura la pressione intraoculare ed è uno degli esami comunemente inseriti nella valutazione oculistica completa.
Non serve direttamente a diagnosticare la cataratta, ma aiuta a individuare eventuali problemi concomitanti, come il glaucoma.
Come si stabilisce quanto è grave una cataratta?
Non conta soltanto quanto il cristallino appare opaco.
L’oculista considera diversi elementi:
-
acuità visiva;
-
qualità della visione;
-
abbagliamento;
-
difficoltà notturne;
-
capacità di leggere;
-
capacità di guidare;
-
esigenze professionali;
-
attività quotidiane;
-
presenza di altre patologie oculari.
Una cataratta apparentemente simile può quindi avere un impatto molto diverso da una persona all’altra.
Una cataratta può essere presente anche con una buona acuità visiva?
Sì.
L’acuità misurata sull’ottotipo non descrive sempre completamente la qualità della visione.
Una persona può avere un valore relativamente buono durante il test e allo stesso tempo lamentare:
-
forte abbagliamento;
-
riduzione del contrasto;
-
difficoltà alla guida notturna;
-
peggioramento con luci intense.
Per questo la decisione clinica non viene presa sulla base di un singolo numero.
Come viene valutato l’abbagliamento?
Quando il problema principale è la sensibilità alla luce o la difficoltà in condizioni di forte luminosità, possono essere utilizzati test specifici per valutare quanto l’abbagliamento riduca la capacità visiva.
Questo può essere particolarmente utile quando l’acuità visiva tradizionale è ancora abbastanza buona ma il paziente riferisce difficoltà importanti nella vita quotidiana.
Serve una OCT per diagnosticare la cataratta?
Non necessariamente.
L’OCT non è l’esame principale utilizzato per diagnosticare l’opacità del cristallino.
Può però essere molto utile quando l’oculista vuole valutare la retina o la macula, soprattutto prima di un intervento o quando il livello di visione non sembra spiegato soltanto dalla cataratta.
Può quindi aiutare a individuare condizioni concomitanti che potrebbero limitare il recupero visivo.
Come si capisce se è il momento di operare?
Oggi non si aspetta necessariamente che la cataratta diventi completamente “matura”.
La decisione dipende soprattutto da quanto la cataratta interferisce con le normali attività della persona.
L’intervento può essere preso in considerazione quando diventa difficile:
-
leggere;
-
guidare;
-
lavorare;
-
riconoscere correttamente i dettagli;
-
vedere in condizioni di scarsa illuminazione;
-
svolgere attività importanti per la propria autonomia.
Il National Eye Institute indica infatti che la chirurgia può essere proposta quando la cataratta comincia a interferire con attività quotidiane come lettura, guida o visione della televisione.
Bisogna raggiungere una determinata quantità di decimi prima di operarsi?
Non esiste un unico valore valido per tutti.
L’acuità visiva è importante, ma la decisione tiene conto anche della qualità visiva e delle esigenze della persona.
Per esempio, una persona che guida frequentemente di notte può essere molto disturbata dall’abbagliamento anche con un’acuità apparentemente discreta.
La valutazione è quindi individuale.
Una cataratta appena diagnosticata deve essere operata subito?
No.
Una cataratta iniziale può essere semplicemente monitorata.
Nelle prime fasi possono essere utili:
-
aggiornamento della prescrizione degli occhiali;
-
migliore illuminazione;
-
protezione dall’abbagliamento;
-
controlli periodici.
La chirurgia è l’unico trattamento che rimuove effettivamente la cataratta, ma non è necessariamente indicata subito dopo la diagnosi.
Gli occhiali possono curare la cataratta?
No.
Gli occhiali non eliminano l’opacità del cristallino.
Nelle fasi iniziali possono però migliorare temporaneamente la visione se parte del problema dipende anche da una variazione refrattiva.
Con l’avanzare della cataratta il beneficio di una nuova gradazione può diminuire.
Esistono colliri che eliminano la cataratta?
Attualmente non esiste una terapia farmacologica dimostrata capace di eliminare una cataratta già formata.
La rimozione definitiva della cataratta avviene chirurgicamente, sostituendo il cristallino opacizzato con una lente intraoculare artificiale.
Cosa succede prima dell’intervento?
Una volta stabilito che la cataratta è sufficientemente significativa da giustificare l’intervento, vengono effettuate misurazioni specifiche per programmare la chirurgia.
Tra queste possono rientrare:
-
biometria oculare;
-
misurazione della lunghezza dell’occhio;
-
valutazione della curvatura corneale;
-
calcolo del potere della lente intraoculare;
-
valutazione della cornea e della retina quando necessario.
Questa fase serve a scegliere la lente artificiale più adatta da inserire nell’occhio.
La diagnosi della cataratta permette di prevedere quanto si vedrà dopo l’intervento?
Solo in parte.
L’oculista può formulare una previsione sulla base dello stato complessivo dell’occhio.
Il risultato dipende infatti anche dalla salute di:
-
retina;
-
macula;
-
nervo ottico;
-
cornea.
Se sono presenti altre patologie, l’eliminazione della cataratta può migliorare la trasparenza ottica senza necessariamente restituire una visione perfetta.
Cosa succede durante l’operazione?
L’intervento consiste nella rimozione del cristallino opacizzato e nella sua sostituzione con una lente intraoculare artificiale.
Questa pagina è dedicata soprattutto alla diagnosi e alla decisione di quando intervenire.
Per approfondire tecnica chirurgica, tempi e recupero puoi leggere come funziona l’operazione di cataratta e cosa aspettarsi durante il recupero.
Quali controlli servono dopo una diagnosi di cataratta?
La frequenza dei controlli dipende da:
-
grado della cataratta;
-
velocità di evoluzione;
-
sintomi;
-
età;
-
presenza di altre patologie oculari o sistemiche.
Non esiste quindi un intervallo identico per tutti.
L’oculista stabilisce il programma di monitoraggio più adatto al singolo caso.
Quando è opportuno anticipare il controllo?
È opportuno richiedere una nuova valutazione se la vista peggiora rapidamente o se compaiono sintomi non compatibili con la normale evoluzione graduale della cataratta.
Per esempio:
-
improvviso calo della vista;
-
lampi;
-
improvvisa comparsa di numerose mosche volanti;
-
ombre nel campo visivo;
-
dolore oculare importante;
-
arrossamento intenso.
Questi disturbi possono avere cause diverse dalla cataratta e richiedono una valutazione specifica.
In sintesi
La diagnosi di cataratta non consiste semplicemente nel vedere che il cristallino è opaco.
L’oculista deve stabilire:
-
se è presente una cataratta;
-
quanto incide realmente sulla funzione visiva;
-
se esistono altre patologie oculari;
-
quanto limita la vita quotidiana;
-
se un intervento può offrire un beneficio significativo.
La presenza di cataratta non significa quindi automaticamente dover essere operati.
Nelle forme iniziali può essere sufficiente il monitoraggio, mentre l’intervento viene generalmente valutato quando il disturbo visivo diventa significativo per le attività quotidiane.

Invia la ricetta con Whatsapp al 3533130403
e ricevi un preventivo gratuito!
5 /5
5 /5
5 /5