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Lo strano caso della donna cieca che vede oggetti in movimento

Una donna con lobi occipitali quasi completamente danneggiati ha sviluppato la capacità di vedere oggetti in movimento. È questa la vera storia di una donna di 48 anni, Milena Canning, che ha perso la vista a 30 anni, dopo essere stata vittima di una serie di ictus e di un'infezione respiratoria grave che l’hanno trascinata ad una condizione di coma di 8 settimane, con conseguente perdita della vista.

Ebbene, la donna, ormai cieca, ha sostenuto di aver visto -cosa che accade tutt’ora- oggetti in movimento, una serie di ombre in coincidenza con il tremolio di oggetti in movimento, ma mai quando erano fermi. A cosa è dovuto tutto ciò? Cosa dice la medicina in merito?

Come agisce il nostro cervello dopo un danno fisico

"Il miracolo della plasticità e della ridistribuzione del sistema nervoso mi entusiasma moltissimo", ha scritto il neurologo e acclamato scrittore di scienze Oliver Sacks, medico e scienziato da anni dedito a studi sul cervello. 

In effetti, la capacità del nostro cervello di riparare se stessi dopo un danno è una cosa meravigliosa.

Questa attitudine affascinante è scientificamente chiamata neuroplasticità o plasticità cerebrale ed è ciò che rende il nostro cervello in grado di reindirizzare le connessioni neurologiche per compensare le abilità perse.

Un fenomeno conseguente alla neuroplasticità è il fatto che perdere la vista spesso porta ad una maggiore capacità uditiva. Alcuni studi hanno dimostrato che la perdita del proprio senso tattile può aumentare l'olfatto, il che suggerisce che il cervello ricolleghi i sensi esistenti per compensare quelli persi. Semplicemente fantastico.

Anche il recupero dopo l'ictus non sarebbe possibile senza la plasticità del cervello.

Poiché quest’organo elabora le informazioni sensoriali ei segnali motori in parallelo, la perdita della funzione motoria può essere compensata stimolando il cervello stesso attraverso segnali sensoriali e motori, "insegnando" ad elaborarli attraverso un altro percorso, un’altra via.

Il cervello sviluppa "strade secondarie" per creare visione

Alla luce di quanto accaduto i ricercatori guidati dal Prof. Jody Culham, del Dipartimento di Psicologia e del Corso di Laurea in Neuroscienze presso la Western University di Londra, in Canada, hanno deciso di indagare ancora più approfondita su questo caso mappando il cervello della donna.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neuropsychologia.

La sindrome è stata dunque osservata attentamente anche in altri individui con lesioni nelle vie visive anteriori o nel lobo occipitale, sempre partendo dai risultati dei test fatti dalla donna.

Quello che ne è emerso è che nel vedersi completamente bloccato, il sistema visivo sviluppa alcune strade secondarie che potrebbero portare qualche visione - specialmente il movimento - ad opera di altre parti del cervello, una sorta di meccanismo di difesa che ha dello straordinario, al punto che fino ad oggi è quasi sfuggito ad indagini più approfondite in campo scientifico.

Quindi, il cervello di Canning ha intrapreso un percorso imprevedibile nel tentativo di aggirare l'infortunio, dimostrando la neuroplasticità al massimo delle sue possibilità.

Davvero il nostro cervello ha delle risorse straordinarie che neppure immaginiamo.