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Le cellule staminali possono aiutare nella degenerazione maculare visiva: ecco cosa emerge dalle ultime scoperte

La degenerazione maculare legata all’età è una tra le prime cause di cecità nei Paesi di maggior benessere, oltre che un’importante causa d’ipovisione.

Si stima che circa il 5% della cecità mondiale sia dovuta all’AMD, con percentuali più alte tra gli individui superiori ai 50 anni di età.

La degenerazione maculare è una malattia che provoca un’alterazione più o meno significativa della funzionalità della macula, la zona centrale della retina, fino a una perdita della visione centrale.

Questa si verifica quando i vasi sanguigni vicino all'occhio, responsabili del trasporto di sangue alla macula, sono danneggiati.

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I pazienti affetti da degenerazione maculare hanno problemi come: percezione distorta di linee rette, errori nella stima di distanze e altezze, visione offuscata e, nei casi più gravi, vedono una macchia nera al centro del campo visivo.

Degenerazione oculare: cosa emerge dalle ultime scoperte

Fino ad ora, uno dei più recenti e innovativi trattamenti che maggiormente ha funzionato è la somministrazione mediante iniezioni nell'occhio di composti di sostanze che inibiscono la proliferazione di nuovi vasi sanguigni della retina, quelli che appunto causano la comparsa di membrane sotto-retiniche e di sanguinamenti.

Un altro moderno trattamento, nella forma di degenerazione umida (essudativa), è rappresentato dalla terapia fotodinamica, che, mediante particolari laser, permette l’occlusione dei nuovi vasi, senza danneggiare il tessuto retinico. Questo trattamento, tuttavia, può essere praticato con determinate precauzioni perché a volte richiedono ripetute sedute nel tempo.

Cellule staminali contro la degenerazione oculare

Ultimamente, sono stati pubblicati dalla rivista scientifica "Nature Biotechnology" i risultati di alcuni studi effettuati presso il Moorfiels Eye Hospital di Londra e che prevedono l'uso di cellule staminali embrionali nella terapia della degenerazione maculare senile.

Nel fondo dell’occhio di due pazienti di 60 e 86 anni è stato installato, a contatto con la macula danneggiata, un sottile supporto sintetico, una sorta di cerotto lungo 6 millimetri e largo 4 millimetri, sul quale è stato sistemato uno strato di cellule staminali.

L’intervento è durato circa due ore e l’impianto è stato effettuato ad uno solo dei due occhi.

Gli scienziati hanno cercato di sfruttare le flessibili cellule staminali embrionali, che si possono trasformare in altri tipi di cellule dell’organismo.

Al momento, anche se la pubblicazione è senz'altro seria, il ridotto numero degli interventi non permette di esprimere ancora pareri univoci, anche se i risultati riportati nell'articolo appaiono molto positivi. In particolare, i casi trattati si riferiscono a pazienti con maculopatia umida in fase di rapido peggioramento, anche se si pensa che la terapia, purtroppo, non possa avvantaggiare persone completamente non vedenti, ma questo, forse, appariva sin dall’inizio poco realistico, a dispetto delle speranze che hanno nutrito ricercatori di tutto il mondo.

Si tratta, in ogni caso, di risultati innegabilmente molto incoraggianti, che ancora devono essere approfonditi a dovere ma che, tuttavia, fanno ben sperare per tutti.

Altri volontari, a breve, saranno sottoposti al medesimo intervento, cosi che gli scienziati possano raccogliere altri dati preziosi per la ricerca.

La speranza è quella di poter curare la degenerazione maculare a costi sostenibili e senza restrizioni.