Degenerazione maculare: davvero è possibile contrastarla con semplici gocce?
Esistono davvero colliri per curare la degenerazione maculare?
Al momento non esiste un semplice collirio di uso comune capace di curare la degenerazione maculare o di sostituire le terapie già utilizzate per le diverse forme della malattia. La ricerca sta studiando nuove modalità per portare farmaci e sostanze terapeutiche alla retina, ma bisogna distinguere con attenzione tra studi sperimentali e trattamenti realmente disponibili.
La degenerazione maculare comprende infatti forme differenti, che richiedono strategie terapeutiche diverse.
Per una panoramica completa puoi leggere come si cura oggi la degenerazione maculare e quali terapie esistono.
Perché sarebbe così interessante poter usare delle gocce?
Un collirio sarebbe molto più semplice da utilizzare rispetto a una procedura intraoculare.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
In teoria potrebbe offrire diversi vantaggi:
-
somministrazione meno invasiva;
-
maggiore comodità;
-
possibilità di trattamenti frequenti a domicilio;
-
minore necessità di procedure intraoculari;
-
maggiore accettazione da parte dei pazienti.
Il problema principale è però far arrivare una quantità sufficiente di farmaco fino alla retina.
Perché un collirio fa fatica a raggiungere la retina?
La superficie dell’occhio possiede numerose barriere protettive.
Quando viene instillato un collirio, gran parte della sostanza può:
-
essere diluita dalle lacrime;
-
fuoriuscire dall’occhio;
-
essere drenata attraverso le vie lacrimali;
-
essere assorbita dai tessuti anteriori.
La macula si trova invece nella parte posteriore dell’occhio.
Far arrivare una concentrazione terapeuticamente efficace fino alla retina attraverso una semplice goccia rappresenta quindi una sfida farmacologica molto complessa.
La degenerazione maculare umida si cura con colliri?
Attualmente no.
La degenerazione maculare umida, o neovascolare, è caratterizzata dalla crescita di vasi sanguigni anomali nella regione maculare.
Il trattamento standard si basa principalmente su farmaci che inibiscono il VEGF.
Questi farmaci vengono somministrati direttamente all’interno dell’occhio mediante iniezioni intravitreali.
Tra le molecole utilizzate o studiate rientrano diversi anti-VEGF e farmaci con meccanismi correlati.
Le sperimentazioni più recenti continuano infatti a valutare efficacia, durata e frequenza di somministrazione di farmaci intravitreali, non di comuni colliri.
Perché gli anti-VEGF vengono iniettati nell’occhio?
La somministrazione intravitreale permette al farmaco di raggiungere direttamente la parte posteriore dell’occhio.
Questo consente di ottenere concentrazioni efficaci vicino alla retina e alla macula.
Un normale collirio dovrebbe invece attraversare molte strutture oculari prima di arrivare alla stessa zona.
È questa una delle ragioni per cui le iniezioni intravitreali sono diventate la modalità standard per molti trattamenti retinici.
E per la degenerazione maculare secca?
Anche in questo caso non esiste un singolo collirio capace di curare tutte le forme della malattia.
La degenerazione maculare secca può presentarsi in stadi differenti.
La gestione può comprendere:
-
monitoraggio;
-
controllo dei fattori di rischio;
-
indicazioni nutrizionali in pazienti selezionati;
-
trattamenti specifici nelle forme avanzate;
-
partecipazione a sperimentazioni cliniche.
Negli ultimi anni la ricerca sulla forma secca e sull’atrofia geografica è diventata particolarmente attiva.
La ricerca sta studiando modi alternativi per portare sostanze alla retina?
Sì.
Una delle aree di ricerca più interessanti riguarda proprio il drug delivery, cioè il modo di far arrivare un farmaco alla retina evitando o riducendo le procedure invasive.
Gli approcci allo studio possono comprendere:
-
formulazioni oculari avanzate;
-
nanoparticelle;
-
sistemi a rilascio prolungato;
-
impianti intraoculari;
-
iontoforesi;
-
terapia genica;
-
nuovi veicoli farmacologici.
Non tutti questi sistemi sono colliri nel senso tradizionale del termine.
Cos’è la iontoforesi transclerale?
La iontoforesi è una tecnica che utilizza una lieve corrente elettrica per favorire il passaggio di una sostanza attraverso i tessuti oculari.
Nel 2026 sono stati pubblicati studi pilota sull’impiego della iontoforesi transclerale per veicolare luteina in pazienti con degenerazione maculare intermedia.
I risultati iniziali hanno mostrato modificazioni di alcuni parametri retinici e del pigmento maculare, ma si tratta di studi preliminari e non di una terapia standard.
La luteina somministrata nell’occhio può curare la degenerazione maculare?
Non possiamo dirlo.
Gli studi disponibili sono ancora iniziali.
Alcune ricerche stanno valutando se aumentare localmente la disponibilità di carotenoidi possa modificare biomarcatori della retina.
Questo è molto diverso dal dimostrare che la tecnica:
-
arresti la malattia;
-
migliori stabilmente la vista;
-
prevenga le forme avanzate;
-
sostituisca le terapie già validate.
Servono quindi studi più ampi e controllati.
Esistono farmaci orali che possono rallentare l’atrofia geografica?
La ricerca comprende anche farmaci assunti per via orale.
Nel 2026 è stato pubblicato uno studio randomizzato su gildeuretinol acetato, o ALK-001, nella progressione dell’atrofia geografica secondaria a degenerazione maculare.
Questo dimostra quanto il campo della ricerca sia ampio: oltre a iniezioni e impianti si studiano anche trattamenti sistemici.
Ma, ancora una volta, non si tratta di semplici colliri.
Perché online si parla spesso di “gocce che curano la macula”?
Titoli di questo tipo possono nascere da:
-
studi molto preliminari;
-
esperimenti di laboratorio;
-
ricerche sugli animali;
-
nuove tecniche di somministrazione;
-
interpretazioni giornalistiche semplificate.
Tra una scoperta di laboratorio e una terapia utilizzabile nella pratica clinica possono passare molti anni.
Non tutte le tecnologie promettenti superano inoltre le successive fasi di sperimentazione.
Uno studio sui topi significa che una terapia funzionerà anche nell’uomo?
No.
Gli studi preclinici sono fondamentali, ma rappresentano solo una prima fase.
Prima che un trattamento possa essere utilizzato normalmente devono essere valutati:
-
sicurezza;
-
dose;
-
effetti collaterali;
-
efficacia;
-
durata del beneficio;
-
confronto con le terapie già disponibili.
Questi aspetti richiedono sperimentazioni cliniche sull’uomo.
Una sperimentazione clinica significa che il trattamento funziona?
Non necessariamente.
I trial clinici attraversano diverse fasi.
Le prime fasi possono servire soprattutto a capire se un trattamento è sufficientemente sicuro.
Solo studi successivi, generalmente più grandi e controllati, possono stabilire con maggiore affidabilità se il trattamento offre un beneficio clinico reale.
Il futuro potrebbe portare a terapie meno invasive?
È possibile.
Uno degli obiettivi principali della ricerca retinica è proprio ridurre il numero di procedure necessarie e rendere le terapie:
-
più durature;
-
meno invasive;
-
più facili da somministrare;
-
più sostenibili nel tempo.
Accanto ai nuovi sistemi di somministrazione vengono studiate anche strategie come la terapia genica, che potrebbe permettere all’occhio di produrre per periodi prolungati molecole terapeutiche.
Nel 2026 una revisione sistematica ha riportato risultati promettenti ma ancora sperimentali per la terapia genica nella degenerazione maculare neovascolare.
Le gocce vitaminiche possono prevenire la degenerazione maculare?
Non esistono colliri vitaminici standard dimostrati capaci di prevenire la degenerazione maculare.
Alcune formulazioni nutrizionali orali, come quelle basate sugli studi AREDS2, possono essere indicate in determinate categorie di pazienti con AMD.
Ma si tratta di integratori assunti per via orale, non di colliri.
E non sono indicati indiscriminatamente per tutte le persone.
Un collirio può almeno migliorare la vista?
Un collirio può migliorare sintomi legati alla superficie oculare, come secchezza o irritazione, ma non per questo sta trattando la macula.
Una persona con degenerazione maculare può avere contemporaneamente anche occhio secco.
Usare lacrime artificiali può migliorare il comfort e talvolta la qualità ottica della superficie dell’occhio, ma non cura la patologia retinica sottostante.
Come capire se una nuova “cura in gocce” è realmente affidabile?
È utile verificare:
-
se esistono studi clinici sull’uomo;
-
quanti pazienti sono stati studiati;
-
se lo studio è controllato;
-
se i risultati sono stati pubblicati su riviste scientifiche;
-
in quale fase di sperimentazione si trova il trattamento;
-
se esiste un’autorizzazione regolatoria;
-
se la terapia viene realmente utilizzata nella pratica clinica.
Un titolo promettente non equivale automaticamente a una terapia approvata.
Bisogna sospendere le terapie attuali aspettando nuove cure?
No.
Una persona già in trattamento per degenerazione maculare non dovrebbe sospendere o modificare autonomamente la terapia sulla base di notizie riguardanti trattamenti sperimentali.
Nella degenerazione maculare umida, per esempio, interrompere o ritardare un trattamento anti-VEGF quando ancora necessario può permettere alla malattia di riattivarsi.
Qualunque modifica deve essere discussa con l’oculista che segue il paziente.
Quali sono oggi le terapie realmente disponibili?
Dipende dalla forma e dallo stadio della degenerazione maculare.
Per questo non esiste una risposta unica.
Il punto importante è distinguere tra:
trattamenti utilizzati oggi nella pratica clinica
e
strategie ancora oggetto di ricerca.
Per approfondire puoi leggere degenerazione maculare: come si cura e quali terapie esistono.
In sintesi
L’idea di trattare la degenerazione maculare con semplici gocce è molto interessante, soprattutto perché renderebbe le cure meno invasive.
Ma oggi bisogna essere precisi:
non esiste un comune collirio capace di curare la degenerazione maculare o di sostituire le terapie retiniche validate.
La ricerca sta però esplorando:
-
nuovi sistemi di somministrazione;
-
iontoforesi;
-
farmaci a lunga durata;
-
terapie geniche;
-
terapie cellulari;
-
nuove molecole.
Questi progressi potrebbero in futuro ridurre la necessità di procedure ripetute, ma ogni nuova strategia deve dimostrare sicurezza ed efficacia attraverso studi clinici adeguati.

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