Google sta lavorando sugli “occhiali bionici”. Li vedremo mai sul mercato?
Nel 2012 Google mostrò per la prima volta Project Glass: un piccolo computer da indossare davanti agli occhi che anticipava molte delle idee alla base degli smart glasses moderni
Nel 2012 sembrava quasi fantascienza: camminare per strada, ricevere indicazioni, leggere messaggi, scattare fotografie e accedere a informazioni digitali senza prendere in mano uno smartphone.
Google chiamò quel progetto Project Glass.
L'idea era quella di realizzare un dispositivo indossabile capace di portare alcune funzioni digitali direttamente davanti agli occhi dell'utilizzatore.
Non si trattava propriamente di “occhiali bionici”, come venivano talvolta definiti all'epoca, ma di uno dei primi tentativi realmente visibili al grande pubblico di trasformare gli occhiali in una piattaforma tecnologica.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Guardato oggi, Project Glass è interessante soprattutto perché molte delle domande poste allora sono ancora attuali: quanto può essere utile avere un computer sul viso? Quanto deve assomigliare a un normale paio di occhiali? E quali funzioni devono realmente offrire gli smart glasses per diventare un prodotto quotidiano?
Che cos'era Project Glass
Project Glass nacque all'interno dei laboratori sperimentali di Google, allora conosciuti come Google X.
Il concetto prevedeva una piccola struttura indossabile dotata di un display posizionato davanti all'occhio, fotocamera, microfono, connettività e sistemi di controllo che permettevano di accedere a varie funzioni digitali.
L'utente poteva visualizzare informazioni senza utilizzare direttamente lo schermo di uno smartphone.
Nelle prime dimostrazioni Google immaginava situazioni molto quotidiane: controllare il meteo, ricevere indicazioni stradali, comunicare con altre persone, scattare una fotografia o condividere ciò che si stava osservando.
Nel 2012 una simile interfaccia appariva estremamente futuristica.
Oggi molte di quelle funzioni sono diventate normali su smartphone, smartwatch, auricolari e dispositivi indossabili.
La vera innovazione di Glass consisteva quindi soprattutto nel tentativo di portare queste informazioni direttamente nel campo visivo.
Come funzionavano i Google Glass
Il dispositivo non utilizzava due normali lenti trasformate in schermi.
Una piccola unità ottica era posizionata davanti a un occhio e permetteva di visualizzare informazioni apparentemente sospese nello spazio davanti all'utilizzatore.
Sulla montatura erano presenti anche componenti elettronici, batteria, fotocamera e sistemi di controllo.
L'interazione poteva avvenire mediante comandi vocali e attraverso una superficie touch presente lateralmente.
Questo permetteva di utilizzare alcune funzioni senza tenere in mano un telefono.
Il concetto era quello di una tecnologia hands-free, particolarmente interessante in tutte quelle situazioni nelle quali avere entrambe le mani libere poteva offrire un vantaggio.
Perché nel 2012 sembravano rivoluzionari
All'inizio degli anni 2010 il rapporto con lo smartphone stava cambiando rapidamente.
Le persone iniziavano a utilizzare il telefono per navigazione, fotografia, messaggistica, social network, e-mail e accesso continuo a Internet.
Google immaginò quindi un passo successivo: rendere alcune di queste informazioni disponibili senza dover continuamente guardare uno schermo tenuto in mano.
L'idea era ambiziosa.
Invece di chiedere all'utilizzatore di interrompere ciò che stava facendo per consultare uno smartphone, il dispositivo avrebbe dovuto inserire le informazioni digitali direttamente nell'esperienza quotidiana.
Era una delle prime manifestazioni concrete del concetto di computing indossabile destinato al grande pubblico.
Il problema più difficile: trasformare tecnologia in un vero occhiale
Un computer può essere progettato principalmente intorno alle proprie funzioni.
Un paio di occhiali no.
Gli occhiali devono essere leggeri, stabili, comodi e sufficientemente piacevoli da essere indossati sul volto per molte ore.
Project Glass evidenziò rapidamente questa difficoltà.
Le componenti elettroniche erano chiaramente visibili sulla montatura e conferivano al dispositivo un aspetto molto differente rispetto a un normale occhiale da vista.
Non era soltanto una questione estetica.
Peso, autonomia della batteria, posizione del display e distribuzione delle componenti rappresentavano problemi di progettazione completamente nuovi.
Google comprese presto che per far diventare gli smart glasses un prodotto destinato al grande pubblico sarebbe stato necessario avvicinare sempre di più tecnologia e cultura dell'occhialeria.
Fu anche per questo che negli anni successivi arrivò la collaborazione tra Google e Luxottica per lo sviluppo dei Google Glass.
Dalla presentazione al programma Glass Explorer
Project Glass uscì progressivamente dai laboratori e venne trasformato in un prodotto sperimentale.
Google avviò il programma Glass Explorer, attraverso il quale sviluppatori e primi utilizzatori poterono provare il dispositivo.
Il nome Project Glass lasciò progressivamente spazio a Google Glass.
Fu una fase fondamentale perché permise di capire la differenza tra un prototipo mostrato in un video e un dispositivo realmente utilizzato nella vita quotidiana.
Emersero infatti sia le potenzialità sia i limiti del progetto.
La possibilità di scattare fotografie, ricevere notifiche e utilizzare alcune applicazioni senza prendere in mano un telefono sembrava interessante.
Allo stesso tempo comparvero problemi legati ad autonomia, prezzo, comfort e utilità reale delle funzioni disponibili.
Fotocamera e privacy diventarono un problema
Uno degli aspetti più discussi dei Google Glass fu la presenza della fotocamera.
Una persona che indossava il dispositivo poteva apparentemente registrare ciò che aveva davanti senza utilizzare uno smartphone o una fotocamera tradizionale.
Questo generò rapidamente interrogativi sulla privacy.
Chi si trovava davanti a un utilizzatore non poteva sempre sapere con immediatezza se stesse venendo fotografato o registrato.
Il problema contribuì a creare una certa diffidenza nei confronti del prodotto.
Fu una lezione importante per tutto il settore degli smart glasses.
Quando una tecnologia viene indossata sul viso, infatti, non modifica soltanto il comportamento di chi la utilizza: può cambiare anche il modo in cui le altre persone interagiscono con lui.
Perché Google Glass non divenne l'occhiale di tutti i giorni
Le aspettative iniziali erano enormi, ma i Google Glass non riuscirono a trasformarsi nel prodotto consumer di massa che molti immaginavano.
Il prezzo era elevato e il design rimaneva fortemente riconoscibile come dispositivo elettronico.
Anche l'autonomia e le applicazioni disponibili non erano sufficienti a convincere una parte consistente dei consumatori ad aggiungere un nuovo dispositivo alla propria vita quotidiana.
La domanda fondamentale rimaneva semplice: perché dovrei indossarlo tutto il giorno?
Uno smartphone offriva già moltissime delle stesse funzioni con maggiore autonomia e attraverso un'interfaccia conosciuta.
Glass aveva quindi bisogno di casi d'uso nei quali il formato indossabile offrisse un vantaggio evidente.
Ed è proprio in questa direzione che Google spostò successivamente il progetto.
Da prodotto consumer a strumento professionale
Dopo la fase iniziale, Google ridusse l'ambizione di trasformare Glass in un accessorio destinato immediatamente a tutti e iniziò a concentrarsi maggiormente sulle applicazioni professionali.
Nacque così Glass Enterprise Edition.
In fabbriche, magazzini, assistenza tecnica e altri contesti professionali, avere informazioni disponibili davanti agli occhi lasciando entrambe le mani libere poteva avere un'utilità molto più evidente.
Un operatore poteva consultare istruzioni, ricevere assistenza remota oppure visualizzare informazioni mentre continuava a lavorare.
Glass passava così da possibile alternativa allo smartphone a strumento specializzato per determinate attività.
Il progetto Enterprise è successivamente arrivato alla conclusione: Google ha cessato la vendita di Glass Enterprise Edition nel 2023 e ne ha terminato il supporto nello stesso anno.
Un fallimento oppure un progetto troppo anticipato?
Definire semplicemente Google Glass un fallimento rischia di perdere la parte più interessante della sua storia.
Il prodotto non è diventato l'accessorio di massa immaginato nei primi anni, ma molte delle idee che aveva introdotto sono ancora al centro dello sviluppo tecnologico.
Assistenti vocali, fotocamere integrate, realtà aumentata, informazioni contestuali e interazioni senza smartphone continuano infatti a essere studiate da molte aziende.
La differenza principale è che gli smart glasses moderni cercano sempre più spesso di nascondere la tecnologia all'interno di montature dall'aspetto normale.
È esattamente uno dei problemi che Project Glass aveva evidenziato fin dall'inizio.
Per conoscere come l'occhiale sia cambiato molto prima dell'arrivo dell'elettronica puoi approfondire la storia degli occhiali, dalle origini alle montature moderne.
Dalle montature tradizionali agli smart glasses
La storia degli occhiali è sempre stata anche una storia di tecnologia.
Prima sono cambiate le lenti, poi i materiali delle montature, i sistemi produttivi e i trattamenti ottici.
L'elettronica rappresenta una nuova fase di questa evoluzione.
Uno smart glass deve però risolvere contemporaneamente problemi appartenenti a mondi molto diversi.
Deve avere sufficiente potenza di calcolo, autonomia e connettività, ma anche essere leggero, equilibrato, resistente e piacevole da indossare.
Deve inoltre affrontare temi come privacy, sicurezza e accettazione sociale.
Project Glass mostrò quanto fosse difficile mettere insieme tutti questi elementi.
Perché Project Glass rimane importante
Nel 2012 Google non aveva ancora la risposta definitiva alla domanda su come dovesse essere un vero occhiale intelligente.
Probabilmente nessuno l'aveva.
Il valore di Project Glass fu però quello di rendere quella domanda concreta.
Per la prima volta milioni di persone videro un prototipo di smart glasses non soltanto come oggetto fantascientifico, ma come tecnologia che avrebbe potuto realmente arrivare sul mercato.
Molte delle previsioni di allora erano troppo ottimistiche e il prodotto prese una strada diversa da quella inizialmente immaginata.
Ma il concetto non è scomparso.
Oggi l'integrazione tra occhiali, sensori, fotocamere, intelligenza artificiale e realtà aumentata è ancora uno dei campi più interessanti dell'elettronica indossabile.
Project Glass può quindi essere considerato uno dei passaggi fondamentali della storia recente degli smart glasses: non il prodotto che sostituì lo smartphone, ma uno dei progetti che mostrarono per primi quanto potesse essere complesso — e affascinante — portare davvero un computer sul volto.

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