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Occhiali progressivi, a quale età iniziare ad usarli?

Lenti progressive dopo i 60 anni: è troppo tardi per iniziare?

Hai superato i 60 anni, hai sempre utilizzato occhiali monofocali oppure due paia di occhiali diversi e adesso stai pensando per la prima volta alle lenti progressive?

Una delle domande più frequenti in questa situazione è molto semplice: ormai è troppo tardi per iniziare?

In linea generale, no. Avere 60, 65 o 70 anni non significa essere automaticamente troppo anziani per iniziare a utilizzare le lenti progressive.

Non esiste infatti un'età oltre la quale una lente progressiva smetta semplicemente di essere una possibile soluzione. La scelta dipende molto di più dalla prescrizione, dalle esigenze visive, dalle abitudini maturate negli anni e dalla corretta realizzazione dell'occhiale.

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Larghezza montatura

Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta

  • XS fino a 123 mm.

  • S da 124 a 128 mm.

  • M da 129 a 133 mm.

  • L da 134 a 138 mm.

  • XL da 139 a 142 mm.

  • XXL oltre 143 mm.

Diverso è chiedersi quando, normalmente, possa iniziare a essere utile questo tipo di lente: a questo tema abbiamo dedicato la guida su a che età iniziare a usare le lenti progressive.

Qui affrontiamo invece un caso diverso: la prima progressiva quando si sono già superati i 60 anni.

Perché si può arrivare a 60 anni senza avere mai usato le progressive

Non tutti affrontano la presbiopia nello stesso modo.

C'è chi passa alle lenti progressive poco dopo la comparsa delle prime difficoltà nella visione ravvicinata e chi, invece, per molti anni continua a utilizzare soluzioni differenti.

Per esempio, una persona può avere utilizzato:

  • un paio di occhiali per lontano;

  • un secondo paio per leggere;

  • occhiali da vicino soltanto quando necessari;

  • una correzione specifica per il computer;

  • oppure, in alcuni casi di miopia, può essersi abituata a togliere gli occhiali per leggere.

Sono tutte abitudini che possono rimandare la scelta di una lente progressiva.

Nel frattempo, però, la presbiopia continua normalmente la propria evoluzione. Per comprenderne meglio il meccanismo è disponibile la guida dedicata a cos'è la presbiopia.

Arrivare a 60 anni senza aver mai indossato una progressiva, quindi, non significa aver “sbagliato” qualcosa. Significa semplicemente avere gestito fino a quel momento le proprie necessità visive con soluzioni diverse.

Si possono mettere le progressive per la prima volta a 60 o 65 anni?

Sì, possono essere valutate anche quando non sono mai state utilizzate prima.

Il punto fondamentale è capire perché si desidera cambiare soluzione.

Se utilizzare due o più paia di occhiali è diventato scomodo, se durante la giornata si passa continuamente dalla visione lontana al computer e poi alla lettura oppure se si desidera un unico occhiale utilizzabile nella maggior parte delle situazioni quotidiane, una progressiva può rappresentare una possibilità interessante.

Le lenti progressive distribuiscono infatti differenti poteri lungo la superficie della lente, permettendo di utilizzare zone dedicate alla visione da lontano, alle distanze intermedie e al vicino.

La domanda da porsi non è quindi:

“Sono troppo vecchio per le progressive?”

ma piuttosto:

“Una lente progressiva risponde bene al modo in cui utilizzo oggi la mia vista?”

È più difficile abituarsi alle progressive dopo i 60 anni?

Non è corretto stabilire una regola secondo la quale dopo i 60 anni sia necessariamente difficile adattarsi alle lenti progressive.

L'adattamento è individuale.

Una persona che ha utilizzato per molti anni due occhiali separati dovrà imparare a sfruttare un sistema ottico diverso: con una progressiva non si guarda attraverso tutta la lente nello stesso modo, perché differenti aree sono destinate a differenti distanze.

All'inizio può quindi essere necessario acquisire nuove abitudini nei movimenti dello sguardo e della testa.

Questo non significa che debbano necessariamente comparire problemi né che tutti impieghino lo stesso tempo per adattarsi.

Prescrizione, differenza rispetto agli occhiali precedenti, geometria della lente, montatura, centratura e caratteristiche individuali possono incidere sull'esperienza.

Per chi affronta questa soluzione per la prima volta abbiamo dedicato una guida specifica a come abituarsi alle lenti progressive.

Iniziare prima rende sempre più facile l'adattamento?

È un'affermazione che eviterei.

Si sente talvolta dire che bisogna iniziare con le progressive “il prima possibile”, altrimenti dopo una certa età diventa difficile utilizzarle.

La realtà è meno semplice.

Cominciare quando le esigenze visive rendono utile una progressiva può avere il vantaggio di introdurre gradualmente una nuova modalità di utilizzo dell'occhiale, ma non permette di garantire che una persona si adatterà facilmente, né significa che chi inizia più tardi avrà necessariamente difficoltà.

Per questo l'età, presa da sola, è un criterio insufficiente.

Molto più importante è partire da una prescrizione corretta e scegliere la soluzione in funzione delle reali attività quotidiane.

A 60 anni è meglio una progressiva o continuare con due occhiali?

Dipende da come vengono utilizzati gli occhiali.

Continuare ad avere un paio per lontano e uno per vicino può essere perfettamente funzionale per alcune persone.

Il problema nasce quando durante la giornata è necessario cambiarli continuamente.

Immaginiamo di:

guidare, controllare il navigatore, entrare in un negozio, leggere un'etichetta, guardare una persona a qualche metro di distanza e subito dopo utilizzare lo smartphone.

In queste situazioni una progressiva può risultare molto pratica perché permette di gestire più distanze senza sostituire continuamente gli occhiali.

Al contrario, chi svolge prevalentemente un'attività specifica potrebbe continuare a preferire una lente dedicata.

Il confronto tra lenti monofocali e progressive aiuta proprio a comprendere perché non esista una soluzione universalmente migliore.

Dopo i 60 anni servono progressive “più forti”?

Non esistono semplicemente delle “lenti progressive da sessantenne”.

L'età non permette, da sola, di stabilire la gradazione necessaria.

La prescrizione deve tenere conto della situazione refrattiva individuale e della correzione necessaria alle diverse distanze.

Una persona può essere miope, ipermetrope, astigmatica oppure presentare combinazioni differenti di questi difetti insieme alla presbiopia.

Anche l'addizione per vicino viene determinata in relazione alle esigenze visive e alla prescrizione, non semplicemente scegliendo un valore da una tabella basata sull'età.

Per questo utilizzare una vecchia prescrizione o scegliere autonomamente una correzione soltanto perché “adatta agli over 60” non è un buon criterio.

Le progressive dopo i 60 anni devono essere personalizzate?

La personalizzazione può avere un ruolo importante, ma anche qui bisogna evitare semplificazioni.

Una lente progressiva deve essere progettata e montata in modo coerente con la prescrizione, con la montatura scelta e con i parametri necessari alla sua corretta realizzazione.

Aspetti come posizione degli occhi rispetto alla montatura e corretta centratura possono influire sulla possibilità di utilizzare efficacemente le diverse zone della lente.

Per questo abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla centratura degli occhiali progressivi.

Anche le tecnologie produttive si sono evolute e oggi permettono progettazioni molto più sofisticate rispetto alle progressive di molti anni fa. Chi vuole approfondire questo aspetto può leggere anche quali sono le caratteristiche delle lenti progressive Free-Form.

Questo non significa però che la parola “personalizzata” sia sufficiente, da sola, a garantire un adattamento perfetto: rimangono fondamentali prescrizione, misure, montatura e utilizzo reale dell'occhiale.

Ho più di 60 anni e lavoro al computer: le progressive sono la scelta migliore?

Non necessariamente.

Molte persone continuano a lavorare intensamente anche dopo i 60 anni e trascorrono diverse ore ogni giorno davanti a uno o più monitor.

Il computer rappresenta una situazione particolare perché viene normalmente utilizzato a una distanza intermedia.

Una progressiva per uso generale deve distribuire lo spazio disponibile nella lente tra lontano, intermedio e vicino. Una lente progettata specificamente per l'ambiente di lavoro può invece privilegiare maggiormente le distanze intermedie e ravvicinate.

Per questo chi lavora molte ore davanti allo schermo dovrebbe valutare anche il confronto tra lenti progressive e lenti Office.

In alcuni casi la soluzione migliore può essere una progressiva per la vita quotidiana affiancata da un secondo occhiale dedicato al lavoro. In altri casi le esigenze sono differenti.

Ancora una volta, non è l'età a decidere: è l'utilizzo.

Cosa aspettarsi nei primi giorni con le progressive

Chi ha utilizzato per anni soltanto lenti monofocali può inizialmente percepire la progressiva come qualcosa di molto diverso.

Bisogna imparare dove si trovano le aree della lente più adatte alle varie distanze e può essere necessario modificare alcuni movimenti abituali.

Non bisogna però partire con l'idea che sia normale vedere male per settimane e che qualsiasi disturbo debba essere sopportato.

Un breve periodo di familiarizzazione può essere normale, ma se i problemi sono importanti o persistono è opportuno verificare che non ci siano aspetti da correggere.

Tra gli elementi da controllare possono esserci:

  • prescrizione;

  • posizione della montatura;

  • centratura;

  • altezza di montaggio;

  • caratteristiche della lente;

  • distanza per la quale si sta cercando di utilizzarla;

  • differenze rispetto all'occhiale precedente.

Per questo è utile distinguere il normale adattamento dai veri problemi con le lenti progressive.

La montatura conta quando si iniziano le progressive dopo i 60 anni?

Sì.

Una lente progressiva e la montatura nella quale viene inserita non dovrebbero essere considerate separatamente.

La montatura deve rimanere sufficientemente stabile sul volto e consentire una configurazione corretta della lente.

Se l'occhiale scivola continuamente, cambia posizione oppure non viene indossato come previsto durante le misurazioni, l'utilizzatore potrebbe non sfruttare le zone della progressiva nel modo previsto.

Questo aspetto è particolarmente importante per chi sta affrontando la prima esperienza con le progressive, perché un problema di configurazione può essere erroneamente interpretato come incapacità personale di adattarsi.

L'assistenza è particolarmente importante alla prima progressiva

Comprare la prima progressiva a 60 o 65 anni è molto diverso dal sostituire un modello di lente che si utilizza già da molti anni.

Chi arriva da due occhiali separati, da monofocali per lontano o da semplici occhiali per leggere può avere molti dubbi:

Quale lente scegliere?

Quali distanze devo privilegiare?

La montatura che mi piace è adatta?

Come devo fornire i dati della prescrizione?

Cosa succede se nei primi giorni ho difficoltà?

È proprio in queste situazioni che l'assistenza degli ottici Glance24 prima, durante e dopo l'ordine assume particolare importanza.

Prima dell'acquisto è possibile ricevere supporto per comprendere quale soluzione sia più coerente con prescrizione e abitudini visive.

Durante l'ordine l'assistenza può aiutare a verificare i dati necessari alla corretta configurazione dell'occhiale.

E il supporto continua anche dopo l'acquisto, quando possono emergere domande sulla nuova modalità di utilizzo o sull'adattamento.

Per chi non ha mai utilizzato una progressiva, poter discutere le proprie esigenze reali con un ottico è molto più utile che scegliere una lente soltanto in base al prezzo o all'età.

E se ho sempre utilizzato soltanto occhiali da lettura?

Anche questa è una situazione molto comune.

Una persona può aver utilizzato per anni una correzione soltanto per leggere e scoprire successivamente che le esigenze quotidiane sono cambiate.

Magari adesso utilizza più frequentemente il computer, guida molto, alterna smartphone e televisione oppure trova fastidioso mettere e togliere continuamente gli occhiali.

In questa situazione le progressive possono essere valutate come alternativa, ma non significa che gli occhiali monofocali debbano necessariamente essere abbandonati.

Per alcune attività specifiche possono continuare a essere molto comodi.

La scelta corretta può quindi comprendere più di un occhiale, ciascuno destinato a un utilizzo differente.

Prima progressiva a 60 anni: quando è opportuno controllare la vista

Prima di realizzare un nuovo occhiale è importante partire da una situazione visiva correttamente valutata.

Dopo i 60 anni non è opportuno attribuire automaticamente qualsiasi variazione della vista alla sola presbiopia.

Una difficoltà graduale nella visione da vicino può essere compatibile con l'evoluzione della presbiopia, ma altri cambiamenti visivi possono avere cause differenti.

In particolare, un calo improvviso della vista, dolore oculare importante, improvvisa visione doppia, lampi luminosi accompagnati dalla comparsa di numerosi nuovi corpi mobili, una sensazione di tenda nel campo visivo oppure un occhio rosso doloroso con alterazioni della vista richiedono una valutazione medica tempestiva.

Per i normali controlli, invece, la frequenza va stabilita in relazione a età, situazione oculare, sintomi e fattori di rischio individuali.

Quindi è troppo tardi per iniziare le progressive dopo i 60 anni?

No: avere superato i 60 anni non rende automaticamente troppo tardi iniziare a utilizzare le lenti progressive.

È però altrettanto sbagliato pensare che una progressiva sia necessariamente la soluzione migliore soltanto perché si è presbiti.

La decisione dovrebbe dipendere da ciò che si vuole ottenere dall'occhiale.

Se si desidera gestire con un'unica soluzione la visione da lontano, intermedia e da vicino, le progressive possono essere molto interessanti.

Se si svolgono prevalentemente attività ravvicinate o davanti al computer, altre soluzioni possono essere più appropriate.

E se per molti anni sono stati utilizzati occhiali differenti, la prima progressiva rappresenterà semplicemente un nuovo modo di organizzare la visione, al quale ogni persona può reagire in maniera diversa.

La cosa importante non è aver iniziato a 45, 55, 60 o 70 anni.

È scegliere una lente adeguata alla prescrizione, alle proprie abitudini e alle distanze che realmente fanno parte della vita quotidiana, con misure corrette e un'assistenza competente prima e dopo l'acquisto.

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