Come sono nate le lenti a contatto
Storia delle lenti a contatto: come sono nate e come sono cambiate
Oggi le lenti a contatto sono dispositivi piccoli, sottili e molto diversi dai primi tentativi effettuati oltre un secolo fa.
La loro storia, però, comincia ancora prima.
L'idea di modificare il modo in cui la luce entra nell'occhio attraverso un materiale posto direttamente davanti alla cornea compare infatti già nel Rinascimento.
Da allora sono serviti secoli di esperimenti, nuovi materiali e miglioramenti nella conoscenza della fisiologia oculare per arrivare alle lenti morbide, rigide gas permeabili e giornaliere utilizzate oggi.
Leonardo da Vinci e l'idea di modificare la rifrazione dell'occhio
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Uno dei primi riferimenti storici viene fatto risalire a Leonardo da Vinci.
Nel 1508 Leonardo descrisse alcuni esperimenti nei quali osservava come il contatto dell'occhio con l'acqua potesse modificare il potere refrattivo della cornea.
Non progettò una lente a contatto nel senso moderno del termine e non propose un dispositivo da utilizzare quotidianamente.
Il valore della sua osservazione fu soprattutto concettuale: dimostrava che era possibile modificare otticamente la superficie anteriore dell'occhio mettendola in contatto con un altro mezzo.
È per questo che Leonardo viene frequentemente citato all'inizio della storia delle lenti a contatto.
Da Cartesio a Herschel: i primi progetti teorici
Nel XVII secolo anche René Descartes ragionò sulla possibilità di modificare la rifrazione utilizzando un tubo riempito di liquido posto davanti all'occhio.
Era una soluzione impraticabile: il dispositivo avrebbe impedito perfino di chiudere normalmente le palpebre.
Tuttavia rappresentava un ulteriore passo verso l'idea di correggere la vista intervenendo direttamente davanti alla cornea.
Nel XIX secolo John Herschel avanzò un concetto ancora più vicino alle future lenti a contatto, ipotizzando la possibilità di creare una superficie ottica che seguisse la forma dell'occhio e potesse correggere cornee irregolari.
Le prime vere lenti a contatto erano in vetro
Il passaggio dalla teoria alla pratica avvenne nella seconda metà dell'Ottocento.
Nel 1888 l'oftalmologo Adolf Eugen Fick pubblicò i risultati delle sue esperienze con grandi lenti sclerali in vetro.
Queste lenti non si appoggiavano soltanto sulla cornea, ma coprivano una parte molto ampia della superficie dell'occhio.
Fick le sperimentò inizialmente sugli animali, poi su sé stesso e successivamente su alcuni pazienti con irregolarità corneali.
Poco dopo August Müller utilizzò una lente dotata di potere ottico per correggere la propria miopia.
Erano dispositivi molto lontani dalle lenti moderne: grandi, pesanti e difficili da tollerare per lunghi periodi.
Avevano però dimostrato che una lente applicata direttamente all'occhio poteva realmente correggere la visione.
L'arrivo della plastica cambiò tutto
Per diversi decenni il vetro rimase uno dei principali materiali utilizzati.
La svolta arrivò nel Novecento con lo sviluppo delle materie plastiche e in particolare del polimetilmetacrilato, conosciuto come PMMA.
Rispetto al vetro era molto più leggero, resistente e facilmente lavorabile.
Negli anni Trenta e Quaranta iniziarono quindi a diffondersi lenti sclerali realizzate completamente o parzialmente con questo materiale.
Nel 1948 Kevin Tuohy brevettò una lente più piccola che si appoggiava principalmente sulla cornea anziché sulla sclera.
Era l'inizio delle moderne lenti corneali rigide.
Il PMMA presentava però un limite importante: praticamente non lasciava passare ossigeno attraverso il materiale.
La cornea non possiede vasi sanguigni e riceve parte dell'ossigeno direttamente dall'ambiente. La permeabilità del materiale sarebbe quindi diventata uno dei grandi temi dell'evoluzione successiva delle lenti.
La nascita delle lenti a contatto morbide
Una delle rivoluzioni più importanti arrivò tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta.
Il chimico ceco Otto Wichterle, insieme a Drahoslav Lím, sviluppò un materiale idrogel capace di assorbire acqua e rimanere morbido.
Nel 1961 Wichterle mise a punto anche un metodo di produzione mediante centrifugazione, noto come spin casting.
Le nuove lenti risultavano molto più flessibili rispetto alle rigide in PMMA e aprirono la strada alla diffusione delle moderne lenti morbide.
Negli anni successivi la tecnologia venne industrializzata e le lenti morbide iniziarono a diffondersi su larga scala.
Dalle lenti rigide alle rigide gas permeabili
Anche le lenti rigide continuarono a evolversi.
Il problema principale del PMMA era la scarsissima permeabilità all'ossigeno.
Lo sviluppo di nuovi polimeri permise invece di produrre materiali rigidi capaci di lasciarne passare quantità maggiori.
Nacquero così le lenti rigide gas permeabili, spesso indicate con la sigla RGP o GP.
Queste lenti mantengono ancora oggi un ruolo importante in alcune situazioni, per esempio in presenza di cornee irregolari, cheratocono o particolari astigmatismi.
Per questo “lente rigida” non deve essere considerato sinonimo di tecnologia superata: i materiali moderni sono profondamente diversi dalle vecchie lenti in PMMA.
Le lenti usa e getta cambiarono il modo di utilizzarle
Per molti anni le lenti a contatto venivano utilizzate per periodi molto lunghi e sostituite soltanto quando erano deteriorate o non più utilizzabili.
Successivamente si diffuse il concetto di sostituzione programmata.
Negli anni Ottanta arrivarono le prime lenti usa e getta a sostituzione frequente e negli anni Novanta iniziarono a diffondersi anche le giornaliere.
Questo cambiamento fu importante perché trasformò non soltanto il prodotto ma anche il modo di gestirlo.
Invece di conservare la stessa lente per lunghi periodi, diventava possibile sostituirla con maggiore frequenza, riducendo l'accumulo di depositi sulla superficie.
Silicone hydrogel: più ossigeno alla cornea
Un'altra importante evoluzione arrivò alla fine degli anni Novanta con le lenti in silicone hydrogel.
Questi materiali consentono un passaggio di ossigeno molto maggiore rispetto agli idrogel tradizionali.
L'obiettivo era migliorare la disponibilità di ossigeno per la cornea mantenendo al tempo stesso la flessibilità tipica delle lenti morbide.
Da allora sono stati sviluppati numerosi materiali con differenti caratteristiche di contenuto d'acqua, permeabilità, bagnabilità e rigidità.
Per questo oggi due lenti apparentemente simili possono avere proprietà molto diverse.
Dalle prime lenti a una grande varietà di soluzioni
Le moderne lenti a contatto non servono soltanto a correggere una semplice miopia.
Esistono oggi soluzioni per:
-
miopia e ipermetropia;
-
astigmatismo;
-
presbiopia;
-
cornee irregolari;
-
cheratocono;
-
alcune esigenze terapeutiche;
-
ortocheratologia e, in casi selezionati, controllo della progressione miopica.
La scelta dipende da geometria della cornea, difetto visivo, film lacrimale, esigenze della persona e caratteristiche del materiale.
Per conoscere le principali categorie disponibili puoi consultare le tipologie di lenti a contatto.
Le lenti moderne sono molto diverse, ma la corretta gestione resta fondamentale
L'evoluzione dei materiali ha migliorato enormemente comfort e prestazioni.
Questo non elimina però la necessità di utilizzare correttamente le lenti.
Anche una lente moderna può provocare problemi se viene indossata oltre i tempi indicati, pulita in modo scorretto o esposta all'acqua quando non previsto.
Materiale, geometria e modalità di sostituzione sono quindi solo una parte della sicurezza.
Anche le abitudini di utilizzo hanno un ruolo importante.
Per questo abbiamo dedicato una guida specifica a come pulire correttamente le lenti a contatto.
Più di cinque secoli di evoluzione
Dal recipiente d'acqua immaginato da Leonardo alle moderne lenti in silicone hydrogel, la storia delle lenti a contatto è soprattutto una storia di materiali.
Il vetro rese possibile la prima vera applicazione sull'occhio. La plastica ridusse peso e dimensioni. Gli idrogel permisero la nascita delle lenti morbide. I materiali gas permeabili e il silicone hydrogel migliorarono il passaggio dell'ossigeno.
L'idea di fondo, però, è rimasta sorprendentemente simile: modificare il percorso della luce attraverso una superficie ottica posta direttamente davanti alla cornea.
È questa evoluzione, durata secoli, che ha trasformato un esperimento teorico in uno dei sistemi di correzione visiva più utilizzati al mondo.

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