OCCHIO SECCO. DRY EYE SYNDROME . DI COSA SI TRATTA?
Bruciore, sensazione di sabbia e vista fluttuante possono dipendere da un film lacrimale che non protegge correttamente la superficie dell’occhio
La Dry Eye Syndrome, o sindrome dell’occhio secco, è una condizione nella quale le lacrime non riescono a mantenere correttamente stabile, lubrificata e protetta la superficie dell’occhio.
Non significa semplicemente “produrre poche lacrime”.
In alcune persone la quantità prodotta può essere insufficiente; in altre le lacrime evaporano troppo rapidamente oppure hanno una composizione che non permette al film lacrimale di rimanere stabile abbastanza a lungo.
Il risultato può essere molto simile: bruciore, sensazione di corpo estraneo, stanchezza, arrossamento e una visione che tende a diventare sfocata o variabile.
Larghezza montatura
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XXL oltre 143 mm.
Proprio perché i sintomi possono assomigliare a quelli di allergie, blefarite, irritazioni e altre condizioni della superficie oculare, parlare di diagnosi dell’occhio secco è importante quanto descriverne i sintomi.
Per approfondire invece soprattutto le cause e le possibilità di trattamento puoi leggere occhio secco: cause e trattamento.
A cosa servono le lacrime?
Le lacrime non servono soltanto quando piangiamo.
A ogni battito delle palpebre, un sottile strato di liquido viene distribuito sulla superficie della cornea e della congiuntiva.
Questo strato prende il nome di film lacrimale.
Il suo compito è mantenere la superficie liscia, ridurre l'attrito tra palpebra e occhio, contribuire alla qualità ottica della cornea e proteggerla da polvere, sostanze irritanti e microrganismi.
Se il film lacrimale diventa instabile, la superficie può iniziare a seccarsi tra un battito e l'altro.
È proprio questa instabilità a spiegare molti dei sintomi tipici della Dry Eye Syndrome.
Da cosa è composto il film lacrimale?
Tradizionalmente si parla di tre componenti principali: lipidica, acquosa e mucinica.
Nella pratica moderna il film lacrimale viene considerato come un sistema molto più integrato, ma questa distinzione resta utile per comprenderne il funzionamento.
La componente lipidica, prodotta soprattutto dalle ghiandole di Meibomio presenti nelle palpebre, aiuta a ridurre l'evaporazione.
La parte acquosa fornisce gran parte del volume delle lacrime.
La componente mucinica aiuta invece il film a distribuirsi e aderire correttamente alla superficie oculare.
Quando uno di questi elementi non funziona bene, la qualità complessiva delle lacrime può peggiorare.
Occhio secco non significa sempre produrre poche lacrime
È uno dei concetti più importanti.
Esiste una forma di occhio secco legata soprattutto a una ridotta produzione lacrimale, ma è molto comune anche la forma evaporativa, nella quale le lacrime vengono prodotte ma tendono a scomparire troppo rapidamente dalla superficie.
Quest'ultima può essere associata, per esempio, a problemi delle ghiandole di Meibomio.
Esistono inoltre forme miste nelle quali coesistono più meccanismi.
Questo spiega perché due persone che descrivono lo stesso bruciore possano avere una causa molto diversa.
Per comprendere il problema alla base dei sintomi è utile approfondire perché si forma la secchezza oculare e cosa può alterare il film lacrimale.
Quali sono i sintomi più comuni?
La Dry Eye Syndrome può manifestarsi in modi differenti.
Alcune persone descrivono soprattutto bruciore o pizzicore.
Altre avvertono una sensazione simile alla presenza di sabbia o polvere nell'occhio.
Possono comparire anche arrossamento, fastidio alla luce, pesantezza delle palpebre e difficoltà a mantenere gli occhi aperti durante attività prolungate.
Un sintomo particolarmente interessante è la visione fluttuante.
La persona può vedere bene per alcuni secondi e poi percepire l'immagine più sfocata, soprattutto durante lettura o utilizzo del computer.
Dopo aver battuto le palpebre, la nitidezza può temporaneamente migliorare.
Questo accade perché anche il film lacrimale contribuisce alla qualità della superficie ottica della cornea.
Perché un occhio secco può lacrimare molto?
Può sembrare un controsenso, ma non lo è.
Un occhio irritato può reagire producendo una lacrimazione riflessa.
La persona può quindi avere gli occhi che lacrimano e contemporaneamente soffrire di Dry Eye Syndrome.
Queste lacrime riflesse, però, non sempre hanno la stessa stabilità del normale film lacrimale.
Il problema non è quindi semplicemente la quantità complessiva di acqua presente nell'occhio, ma la capacità delle lacrime di rimanere distribuite correttamente sulla superficie.
La sensazione di sabbia è tipica?
È uno dei sintomi frequentemente riferiti.
Molte persone descrivono la sensazione di avere un granello nell'occhio anche quando non esiste alcun corpo estraneo.
La superficie oculare poco lubrificata può infatti diventare più sensibile al passaggio della palpebra.
Bisogna però evitare di attribuire automaticamente ogni sensazione di corpo estraneo all'occhio secco.
Un vero corpo estraneo, una abrasione corneale, una cheratite o altre condizioni possono produrre sintomi simili.
Se il disturbo è improvviso, molto intenso o riguarda soprattutto un solo occhio, è opportuno valutare anche altre possibilità.
E il bruciore?
Il bruciore è comune, ma non specifico.
Può comparire nell'occhio secco, ma anche in presenza di allergie, irritazioni, esposizione a fumo o sostanze chimiche, blefarite e congiuntivite.
È quindi la combinazione dei sintomi e il modo in cui questi cambiano durante la giornata a fornire informazioni più utili.
Un fastidio che aumenta dopo ore davanti al monitor racconta una storia diversa da un prurito intenso stagionale associato a starnuti e rinite.
La vista sfocata può dipendere dall’occhio secco?
Sì.
Il film lacrimale forma la prima superficie ottica attraversata dalla luce.
Se diventa irregolare, anche la qualità dell'immagine può variare.
Tipicamente la sfocatura legata al film lacrimale può cambiare rapidamente e migliorare temporaneamente dopo il battito delle palpebre.
Una riduzione visiva persistente, importante o improvvisa non dovrebbe però essere attribuita automaticamente alla secchezza.
Se la vista rimane ridotta o cambia in modo evidente, è utile effettuare un controllo per escludere altre cause.
Perché i sintomi peggiorano davanti al computer?
Quando leggiamo o utilizziamo uno schermo tendiamo a concentrarci e spesso battiamo le palpebre meno frequentemente o in modo meno completo.
Il film lacrimale rimane quindi esposto più a lungo e può evaporare maggiormente.
Questo non significa che il computer “causi” necessariamente una Dry Eye Syndrome cronica, ma può accentuarne i sintomi o far emergere un problema già presente.
Anche aria condizionata, riscaldamento e correnti d'aria possono contribuire.
Per chi trascorre molte ore al monitor abbiamo approfondito separatamente il tema dell’affaticamento degli occhi davanti agli schermi.
Le lenti a contatto possono peggiorare i sintomi?
In alcune persone sì.
Le lenti a contatto interagiscono direttamente con il film lacrimale e possono risultare meno confortevoli quando la superficie oculare è secca.
Il paziente può notare una progressiva riduzione del comfort durante la giornata, maggiore sensazione di secchezza oppure difficoltà a tollerare le lenti per molte ore.
Questo non significa che chiunque abbia occhio secco debba necessariamente rinunciare alle lenti a contatto.
La valutazione dipende dalla causa, dal tipo di lente e dalla gravità del problema.
Dry Eye Syndrome e blefarite sono la stessa cosa?
No.
La blefarite è un'infiammazione del margine delle palpebre.
Può però alterare il funzionamento delle ghiandole di Meibomio e quindi influire sulla componente lipidica del film lacrimale.
Per questo blefarite e occhio secco possono coesistere.
In alcuni pazienti trattare correttamente il problema palpebrale è una parte importante della gestione dei sintomi di secchezza.
Ma non tutte le persone con Dry Eye Syndrome hanno blefarite e non tutte le blefariti producono lo stesso grado di secchezza.
Che ruolo hanno le ghiandole di Meibomio?
Le ghiandole di Meibomio si trovano all'interno delle palpebre e producono sostanze lipidiche che contribuiscono a limitare l'evaporazione delle lacrime.
Quando queste ghiandole non funzionano correttamente, il film lacrimale può perdere stabilità e evaporare più velocemente.
Si parla in questo caso di disfunzione delle ghiandole di Meibomio, spesso abbreviata in MGD.
È una delle condizioni più importanti nell'occhio secco evaporativo.
Durante una visita il professionista può quindi osservare non soltanto la quantità delle lacrime, ma anche lo stato delle palpebre e delle ghiandole.
Come si diagnostica la Dry Eye Syndrome?
Non esiste sempre un singolo test capace da solo di dare tutte le risposte.
La diagnosi parte dalla descrizione dei sintomi e dall'esame della superficie oculare.
Durante la visita vengono osservati cornea, congiuntiva, palpebre e film lacrimale.
Possono poi essere utilizzati test differenti per capire quanto rapidamente le lacrime si rompono, quanta componente acquosa viene prodotta e se la superficie mostra segni di sofferenza.
È quindi la combinazione delle informazioni a costruire il quadro diagnostico.
Che cos’è il TBUT?
Il Tear Break-Up Time, abbreviato in TBUT, misura il tempo durante il quale il film lacrimale rimane stabile dopo un battito delle palpebre.
Viene generalmente utilizzato un colorante, come la fluoresceina, che permette di osservare meglio la superficie.
Il paziente apre gli occhi dopo aver battuto le palpebre e il professionista osserva quanto tempo passa prima della comparsa delle prime aree di interruzione del film lacrimale.
Un tempo di rottura ridotto può suggerire una maggiore instabilità delle lacrime.
Il test non va però interpretato isolatamente.
A cosa serve il test di Schirmer?
Il test di Schirmer viene utilizzato per stimare la produzione lacrimale.
Una piccola striscia di carta viene posizionata vicino al margine della palpebra inferiore e si misura quanto viene bagnata in un determinato periodo di tempo.
È particolarmente utile quando si sospetta una ridotta produzione acquosa.
Come per gli altri test, il risultato deve essere interpretato insieme a sintomi e visita.
Una singola misurazione non racconta da sola tutta la complessità del film lacrimale.
Perché si usano coloranti sulla superficie dell’occhio?
Coloranti come fluoresceina o altri coloranti diagnostici possono evidenziare aree della cornea e della congiuntiva nelle quali la superficie è meno integra.
Questo permette di comprendere se la secchezza sta producendo alterazioni superficiali.
Il professionista osserva poi il pattern della colorazione e lo mette in relazione con gli altri risultati.
Questi test aiutano quindi a distinguere un semplice fastidio transitorio da una condizione che sta realmente interessando la superficie oculare.
La diagnosi dipende soltanto dai test?
No.
Un aspetto particolare della Dry Eye Syndrome è che sintomi e segni clinici non sempre coincidono perfettamente.
Una persona può riferire disturbi molto importanti pur mostrando alterazioni relativamente modeste, mentre un'altra può presentare segni evidenti e percepire pochi sintomi.
Per questo è essenziale considerare insieme ciò che il paziente racconta e ciò che emerge durante la visita.
Anche durata del problema, attività quotidiane, farmaci, lenti a contatto e condizioni generali di salute possono essere rilevanti.
Perché è importante sapere quali farmaci assumiamo?
Diversi farmaci possono contribuire alla secchezza oculare in alcune persone.
Tra gli esempi frequentemente citati troviamo alcuni antistaminici, antidepressivi, decongestionanti e farmaci per altre condizioni sistemiche.
Questo non significa che debbano essere sospesi autonomamente.
La terapia per una patologia generale può essere molto più importante del fastidio oculare.
Se si sospetta una relazione, è il medico a valutare se esistano alternative o se sia preferibile gestire direttamente i sintomi oculari.
Anche le malattie autoimmuni possono essere coinvolte?
Sì.
Alcune condizioni autoimmuni possono alterare la produzione lacrimale.
La sindrome di Sjögren è uno degli esempi più conosciuti e può associarsi a secchezza importante degli occhi e della bocca.
Questo non significa che chiunque abbia occhio secco debba sospettare automaticamente una malattia autoimmune.
È soprattutto la presenza di altri sintomi, la gravità del quadro e la storia clinica a orientare eventuali approfondimenti.
Occhio secco e allergia: come distinguerli?
Non è sempre semplice.
Entrambe le condizioni possono causare arrossamento e fastidio.
Nell'allergia tende a essere particolarmente caratteristico il prurito, spesso associato a lacrimazione e ad altri sintomi allergici.
Nell'occhio secco sono invece frequenti sensazione di sabbia, bruciore e peggioramento con attività visiva prolungata o ambienti secchi.
Le due condizioni possono anche coesistere.
Per questo cercare di distinguere tutto sulla base di un singolo sintomo può essere fuorviante.
Quando è utile fare un controllo?
Un fastidio occasionale dopo molte ore in un ambiente secco può essere diverso da una Dry Eye Syndrome persistente.
È utile valutare l'occhio quando i sintomi diventano frequenti, durano settimane, interferiscono con lettura o lavoro oppure rendono difficile utilizzare lenti a contatto.
Un controllo è particolarmente importante quando compaiono dolore importante, marcata fotofobia, riduzione persistente della vista o forte arrossamento, perché questi sintomi possono indicare anche condizioni differenti dalla semplice secchezza.
Il collirio lubrificante basta per fare diagnosi?
No.
Il fatto che un collirio lubrificante dia sollievo non dimostra automaticamente che sia presente una vera sindrome dell'occhio secco.
Molte irritazioni della superficie possono migliorare temporaneamente con la lubrificazione.
Allo stesso modo, se un prodotto non risolve subito il fastidio non significa che l'occhio secco sia escluso.
Il trattamento deve essere scelto in funzione del meccanismo che sta producendo il problema.
È proprio per questo che la diagnosi diventa importante nei casi persistenti.
Le lacrime artificiali sono tutte uguali?
No.
Esistono formulazioni differenti per viscosità, composizione e presenza o assenza di conservanti.
Il punto importante è capire che la scelta del prodotto può dipendere dal tipo e dalla frequenza dei sintomi e che nelle forme persistenti può essere necessario un approccio più articolato.
L’occhio secco può diventare cronico?
Sì.
Per alcune persone il problema è transitorio e compare soltanto in determinate condizioni ambientali o durante periodi di intenso lavoro visivo.
In altre può diventare una condizione cronica che richiede una gestione continuativa.
Il termine “cronico” non significa necessariamente grave.
Significa che il problema tende a persistere o ripresentarsi nel tempo.
Comprendere il meccanismo prevalente aiuta a impostare una gestione più razionale.
Perché non bisogna ignorare sintomi persistenti
La Dry Eye Syndrome viene spesso percepita come un semplice fastidio.
Nelle forme lievi può effettivamente essere soprattutto una questione di comfort.
Quando però la superficie oculare rimane cronicamente alterata, possono comparire infiammazione e danno dell'epitelio corneale.
Questo non significa che l'occhio secco conduca normalmente a perdita della vista.
Significa però che una condizione persistente merita di essere valutata e gestita correttamente, soprattutto quando i sintomi sono importanti.
Dry Eye Syndrome: cosa ricordare
La sindrome dell'occhio secco non è soltanto una mancanza di lacrime.
Può dipendere da produzione insufficiente, evaporazione eccessiva o alterazioni della qualità del film lacrimale.
I sintomi più comuni comprendono bruciore, sensazione di sabbia, arrossamento, fastidio e visione fluttuante.
La diagnosi può includere osservazione della superficie oculare, valutazione delle palpebre e test come TBUT e Schirmer, insieme alla storia dei sintomi.
Soprattutto, non esiste un unico tipo di occhio secco e questo spiega perché anche il trattamento debba essere personalizzato.
Per approfondire le cause e le diverse possibilità di gestione puoi continuare con occhio secco: cause e trattamento.
Per una panoramica più generale sui problemi oculari puoi invece consultare malattie degli occhi più comuni: sintomi e segnali.

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