Quando troppa luce fa male: cause, sintomi e cura della fotofobia
Che cos’è la fotofobia?
La fotofobia è una sensibilità eccessiva alla luce che può provocare fastidio, dolore, lacrimazione o la necessità di socchiudere gli occhi. Non è una malattia vera e propria, ma un sintomo che può comparire in molte condizioni diverse, sia oculari sia neurologiche.
È normale provare un certo disagio passando improvvisamente da un ambiente buio a uno molto luminoso. La situazione cambia quando la luce diventa difficile da tollerare anche in condizioni normali, quando il problema si ripete spesso oppure quando compare insieme ad altri sintomi come dolore, arrossamento o alterazioni della vista.
Come si manifesta la fotofobia?
La fotofobia non viene percepita allo stesso modo da tutti. Alcune persone avvertono semplicemente un fastidio maggiore alla luce solare, mentre altre faticano anche in ambienti interni molto illuminati o davanti agli schermi.
Il disturbo può presentarsi come una sensazione di abbagliamento, dolore oculare, lacrimazione, bruciore oppure bisogno di tenere gli occhi semichiusi. In altri casi la sensibilità alla luce compare insieme a mal di testa, nausea o disturbi visivi.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Per questo motivo la fotofobia va sempre interpretata nel contesto generale dei sintomi e non come un problema isolato.
Quali sono le cause più comuni della fotofobia?
Le cause possono essere numerose. In alcuni casi il problema nasce direttamente dall’occhio, mentre in altri dipende da condizioni neurologiche come l’emicrania.
Tra le cause oculari possono rientrare infiammazioni dell’iride o dell’uvea, problemi della cornea, abrasioni, infezioni, occhio secco importante, traumi e complicazioni legate alle lenti a contatto.
Esistono poi situazioni in cui la fotofobia compare pur senza un problema evidente della superficie oculare. È il caso, per esempio, dell’emicrania, nella quale la sensibilità alla luce è uno dei sintomi più frequenti.
Emicrania e fotofobia sono collegate?
Sì. Durante un attacco di emicrania molte persone diventano particolarmente sensibili alla luce e preferiscono restare in ambienti bui o con illuminazione molto ridotta.
La fotofobia può comparire insieme a mal di testa pulsante, nausea, sensibilità ai rumori e, in alcuni casi, disturbi visivi.
In questa situazione il problema non nasce necessariamente nell’occhio. La sensibilità alla luce può dipendere dal modo in cui il sistema nervoso elabora gli stimoli luminosi durante l’attacco emicranico.
La fotofobia può dipendere da un’infiammazione dell’occhio?
Sì. Alcune infiammazioni oculari provocano una sensibilità alla luce molto marcata.
Un esempio è l’irite, cioè un’infiammazione dell’iride. In questi casi la fotofobia può accompagnarsi a dolore, arrossamento e visione offuscata.
Anche altre forme di uveite possono causare fastidio alla luce. Quando la fotofobia compare insieme a un occhio molto rosso e doloroso è quindi importante non attribuire automaticamente il problema alla semplice stanchezza.
La cornea può essere responsabile della fotofobia?
Sì. La cornea è una struttura molto sensibile e ricca di terminazioni nervose. Quando viene irritata o danneggiata può provocare dolore, lacrimazione e forte sensibilità alla luce.
Può succedere, per esempio, in presenza di un’abrasione, di un corpo estraneo, di un’infezione o di un’infiammazione corneale.
Anche l’uso scorretto delle lenti a contatto può provocare problemi della superficie corneale. Per questo un portatore di lenti che sviluppa improvvisamente dolore, fotofobia o peggioramento della vista dovrebbe sospenderne l’uso e sottoporsi a una valutazione.
L’occhio secco può causare sensibilità alla luce?
Sì. L’occhio secco non provoca soltanto sensazione di sabbia o bruciore. Quando il film lacrimale è instabile, la superficie dell’occhio può diventare più irritabile e sensibile alla luce.
In questi casi la fotofobia può comparire insieme a bruciore, visione sfocata intermittente, affaticamento e lacrimazione riflessa.
Se il disturbo principale è proprio il bruciore, puoi approfondire perché gli occhi bruciano e quali sono le cause più comuni.
Anche la congiuntivite può dare fotofobia?
Può succedere, soprattutto quando l’occhio è molto irritato.
Una congiuntivite può provocare arrossamento, lacrimazione, bruciore e fastidio alla luce. Tuttavia, una fotofobia molto intensa associata a forte dolore o a un calo della vista merita una valutazione più approfondita, perché potrebbe esserci un coinvolgimento della cornea o di strutture interne dell’occhio.
Se il sintomo prevalente è l’arrossamento puoi leggere occhi arrossati: cause, sintomi e quando preoccuparsi.
Fotofobia e dolore agli occhi possono comparire insieme?
Sì, ed è una combinazione da considerare con maggiore attenzione.
La luce può accentuare il dolore quando esiste un’infiammazione o un’irritazione importante dell’occhio. In altri casi il dolore può essere il sintomo principale e la fotofobia un effetto secondario.
Se il problema principale è il dolore puoi approfondire dolore agli occhi: cause e quando preoccuparsi.
Quando invece il dolore è percepito soprattutto dietro il bulbo oculare, può essere utile leggere anche dolore dietro l’occhio: cosa può significare.
Perché con la fotofobia gli occhi possono lacrimare?
La lacrimazione è una risposta naturale dell’occhio all’irritazione e agli stimoli fastidiosi.
Se la luce provoca disagio, l’occhio può reagire aumentando la produzione di lacrime. Questo non significa necessariamente che esista un problema delle vie lacrimali.
Se però gli occhi lacrimano frequentemente anche in assenza di luce intensa, può essere utile approfondire le cause della lacrimazione eccessiva o epifora.
Gli schermi possono provocare fotofobia?
Gli schermi possono aumentare il discomfort visivo, soprattutto dopo molte ore consecutive di utilizzo.
La causa, però, non è necessariamente una vera fotofobia. Più spesso si tratta di affaticamento visivo, secchezza, eccessiva luminosità dello schermo o forte contrasto con l’ambiente circostante.
Per questo attribuire automaticamente il problema alla cosiddetta “luce blu” è troppo semplicistico.
Una persona che sviluppa una forte sensibilità alla luce anche lontano dagli schermi dovrebbe considerare altre possibili cause.
La luce blu è quindi responsabile della fotofobia?
Non necessariamente.
La fotofobia può avere origini oculari o neurologiche molto diverse. La luce blu dei dispositivi digitali non rappresenta una spiegazione universale.
In molti casi il problema davanti a computer e smartphone dipende piuttosto dalla luminosità, dalla durata dell’esposizione, dalla riduzione dell’ammiccamento e dalla secchezza della superficie oculare.
Per questo il sintomo deve essere valutato nel suo insieme.
Gli occhi chiari sono più sensibili alla luce?
Le persone con iride chiara possono percepire una maggiore sensibilità alla luce, perché la quantità di pigmento presente nell’iride è inferiore rispetto agli occhi scuri.
Questo, però, non significa necessariamente avere una patologia.
Una persona con occhi chiari può semplicemente avere una maggiore sensibilità costituzionale. Diverso è il caso in cui la fotofobia compare improvvisamente, diventa intensa o si associa a dolore o alterazioni della vista.
Perché dopo la dilatazione della pupilla la luce dà più fastidio?
Durante alcune visite oculistiche vengono utilizzate gocce che dilatano la pupilla.
Quando la pupilla è più grande entra una maggiore quantità di luce nell’occhio. Per questo, nelle ore successive alla visita, è normale percepire maggiore abbagliamento o difficoltà in presenza di luce intensa.
L’effetto è generalmente temporaneo e tende a ridursi quando la pupilla torna alle dimensioni normali.
Se la dilatazione della pupilla compare spontaneamente o interessa soltanto un occhio, puoi approfondire pupilla dilatata: cause della midriasi e quando preoccuparsi.
La fotofobia può colpire un solo occhio?
Sì.
Quando il problema interessa prevalentemente un solo occhio è importante osservare se sono presenti anche dolore, arrossamento, visione offuscata, trauma recente o sensazione di corpo estraneo.
Una fotofobia monolaterale improvvisa e intensa merita maggiore attenzione rispetto a una sensibilità lieve e presente da sempre in entrambi gli occhi.
Cosa si può fare quando la luce dà fastidio?
Se il disturbo è lieve e occasionale può essere utile ridurre temporaneamente l’intensità della luce, evitare riflessi diretti e regolare meglio luminosità e contrasto degli schermi.
All’aperto, un buon occhiale da sole può migliorare molto il comfort e proteggere gli occhi dai raggi ultravioletti.
Queste misure, però, servono soprattutto a ridurre il fastidio. Non risolvono la causa quando la fotofobia dipende da una condizione oculare o neurologica.
Bisogna usare sempre occhiali da sole?
No.
Indossare occhiali da sole all’aperto quando la luce è intensa può essere utile, ma non è necessario vivere costantemente in ambienti scuri.
Se una persona sente il bisogno di utilizzare occhiali molto scuri anche in casa o in ambienti normalmente illuminati, è preferibile capire perché la luce è diventata così difficile da tollerare.
L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto schermare la luce, ma individuare l’origine del problema.
Esistono lenti specifiche per chi soffre di fotofobia?
In alcuni casi determinate colorazioni o filtri possono migliorare il comfort visivo, soprattutto quando il problema è persistente.
La scelta dipende però dalla causa della fotofobia e dalle esigenze individuali.
Non esiste una lente universale capace di curare il sintomo. Se la sensibilità alla luce è dovuta a un’infiammazione, a un problema corneale o a una condizione neurologica, il trattamento deve essere rivolto alla causa sottostante.
Come viene individuata la causa della fotofobia?
La visita oculistica permette di controllare la superficie dell’occhio, la cornea, l’iride, le pupille e le altre strutture oculari.
Il medico può valutare anche l’acuità visiva, la pressione intraoculare e il fondo dell’occhio, oltre a chiedere quando è comparso il sintomo e quali altri disturbi lo accompagnano.
Se non emerge una causa oculare e la fotofobia è associata, per esempio, a cefalea o altri sintomi neurologici, possono essere necessari ulteriori accertamenti.
Quando la fotofobia deve preoccupare?
Una sensibilità lieve e occasionale alla luce può essere del tutto transitoria.
È invece importante richiedere una valutazione quando il problema compare improvvisamente, diventa intenso o si accompagna a dolore, occhio molto rosso, alterazioni della vista, trauma oppure forte mal di testa.
Particolare attenzione va prestata anche quando la fotofobia compare nel portatore di lenti a contatto insieme a dolore o arrossamento importante.
Quando può essere semplicemente transitoria?
Alcune situazioni possono provocare un aumento temporaneo della sensibilità alla luce senza indicare necessariamente una patologia.
Può succedere dopo la dilatazione farmacologica della pupilla, dopo molte ore davanti a uno schermo oppure passando bruscamente da un ambiente buio a uno molto luminoso.
Se il fastidio scompare rapidamente e non compaiono altri sintomi, può trattarsi di una reazione momentanea.
In sintesi
La fotofobia è una sensibilità eccessiva alla luce e può avere origini molto diverse.
Può comparire in presenza di emicrania, occhio secco, infiammazioni oculari, problemi della cornea, traumi o altre condizioni.
La cosa più importante è non considerarla una diagnosi.
Quando la fotofobia è nuova, intensa o associata a dolore, forte arrossamento o cambiamenti della vista, è opportuno approfondirne la causa con una valutazione medica.

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