Anamnesi oculistica: cos'è e quali domande fa l'oculista
L'anamnesi oculistica è la raccolta delle informazioni sulla salute generale e visiva del paziente che l'oculista effettua prima o durante la visita.
Può sembrare una semplice serie di domande, ma rappresenta una parte importante della valutazione medica.
Sapere quando è comparso un disturbo, se riguarda uno o entrambi gli occhi, quali farmaci vengono assunti, se esistono precedenti interventi oculari o determinate malattie in famiglia può aiutare lo specialista a interpretare correttamente ciò che emergerà dagli esami.
L'anamnesi, quindi, non serve semplicemente a compilare una cartella clinica: permette di inquadrare il problema del paziente prima ancora di esaminare direttamente gli occhi.
Che cos'è l'anamnesi oculistica?
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
In medicina, con il termine anamnesi si indica la raccolta sistematica della storia clinica di una persona.
Nel corso di una visita oculistica, l'oculista può chiedere informazioni riguardanti:
-
motivo della visita;
-
sintomi attuali;
-
precedenti problemi agli occhi;
-
interventi o traumi oculari;
-
occhiali e lenti a contatto utilizzati;
-
malattie generali;
-
farmaci assunti;
-
allergie;
-
familiarità per alcune patologie;
-
abitudini e attività che possono avere rilevanza per la vista.
Le domande vengono naturalmente adattate alla persona e al motivo della visita.
L'anamnesi di chi arriva per un semplice controllo sarà diversa da quella di chi riferisce un'improvvisa perdita della vista o un dolore oculare.
Per comprendere anche le altre fasi della valutazione puoi leggere quali sono gli elementi fondamentali di una visita oculistica.
Qual è la prima domanda che può fare l'oculista?
Una delle prime informazioni da chiarire è generalmente perché il paziente ha richiesto la visita.
Per esempio:
-
controllo periodico;
-
peggioramento della vista;
-
difficoltà a leggere;
-
visione sfocata da lontano;
-
dolore;
-
arrossamento;
-
lampi o corpi mobili;
-
mal di testa associato all'attività visiva;
-
difficoltà nella guida notturna;
-
necessità di cambiare gli occhiali;
-
controllo di una patologia già conosciuta.
Il motivo principale della visita orienta molte delle domande successive.
Non è quindi necessario conoscere termini medici particolari: è più utile descrivere con precisione che cosa si percepisce e da quanto tempo.
Perché è importante spiegare quando è iniziato un sintomo?
La modalità con cui un problema è comparso può fornire informazioni molto importanti.
L'oculista può chiedere se il sintomo:
-
è comparso improvvisamente;
-
si è sviluppato gradualmente;
-
è presente da ore, giorni, mesi o anni;
-
è stabile;
-
sta peggiorando;
-
compare soltanto in determinati momenti;
-
interessa sempre lo stesso occhio.
Un disturbo comparso improvvisamente può richiedere un approccio molto diverso rispetto a un cambiamento presente da anni.
Per esempio, un calo repentino della vista merita particolare attenzione e non deve essere interpretato come un semplice bisogno di cambiare la gradazione degli occhiali.
L'oculista chiede se il problema riguarda uno o entrambi gli occhi?
Sì, ed è una distinzione molto importante.
Alcuni disturbi interessano prevalentemente un occhio, altri possono coinvolgerli entrambi.
Il paziente, però, non sempre riesce ad accorgersene immediatamente perché nella vita quotidiana utilizza normalmente entrambi gli occhi insieme.
Per questo l'oculista può chiedere:
-
quale occhio sembra vedere peggio;
-
se il disturbo è presente a destra o a sinistra;
-
se chiudendo un occhio il problema scompare;
-
se il sintomo compare soltanto con entrambi gli occhi aperti.
Descrivere correttamente la lateralità di un sintomo può essere particolarmente utile nella valutazione di visione doppia, perdita del campo visivo, dolore e variazioni improvvise della vista.
Quali sintomi oculari è importante riferire?
È utile raccontare qualsiasi cambiamento significativo della propria visione o del comfort oculare.
Tra i sintomi che possono essere importanti durante l'anamnesi troviamo:
-
vista sfocata;
-
difficoltà da vicino o da lontano;
-
sdoppiamento delle immagini;
-
dolore;
-
bruciore;
-
prurito;
-
arrossamento;
-
lacrimazione;
-
sensazione di corpo estraneo;
-
fotofobia;
-
aloni intorno alle luci;
-
lampi;
-
nuove mosche volanti;
-
zone mancanti nel campo visivo;
-
cambiamenti nella percezione dei colori.
Anche la frequenza e l'intensità sono informazioni utili.
Per esempio, avere occasionalmente gli occhi lievemente irritati dopo molte ore davanti a uno schermo è un quadro differente rispetto a un occhio persistentemente rosso e dolorante.
Se l'arrossamento è un problema ricorrente può essere utile approfondire le possibili cause degli occhi frequentemente arrossati.
Bisogna portare gli occhiali alla visita?
Se si utilizzano occhiali, è generalmente utile portarli con sé.
L'oculista può voler conoscere:
-
gradazione attuale;
-
da quanto tempo vengono utilizzati;
-
se sono ancora soddisfacenti;
-
quando è stata modificata l'ultima prescrizione;
-
se vengono usati sempre oppure soltanto in determinate attività.
Se si possiedono più occhiali, per esempio uno per lontano e uno per vicino, può essere utile portarli entrambi.
È importante anche spiegare se recentemente la correzione sembra essere diventata meno efficace.
I problemi visivi possono dipendere da comuni difetti refrattivi dell'occhio, ma non ogni riduzione della vista deriva semplicemente da miopia, ipermetropia o astigmatismo.
E se si utilizzano lenti a contatto?
Anche l'utilizzo delle lenti a contatto fa parte dell'anamnesi oculistica.
Può essere utile riferire:
-
tipo di lente utilizzata;
-
gradazione;
-
quante ore al giorno viene indossata;
-
frequenza di sostituzione;
-
modalità di pulizia e conservazione;
-
eventuale utilizzo notturno;
-
episodi di arrossamento o dolore;
-
difficoltà o intolleranza recente.
Queste informazioni diventano particolarmente importanti in presenza di dolore, fotofobia, secrezioni o improvviso peggioramento della vista.
In presenza di un occhio rosso e dolorante mentre si utilizzano lenti a contatto, è opportuno non continuare semplicemente a indossarle aspettando che il problema passi.
L'oculista deve conoscere le precedenti malattie degli occhi?
Sì.
L'anamnesi oculistica personale comprende anche le patologie diagnosticate in passato.
È importante segnalare, per esempio:
-
glaucoma;
-
cataratta;
-
patologie retiniche;
-
cheratocono;
-
uveiti;
-
precedenti infezioni;
-
occhio secco;
-
strabismo;
-
ambliopia;
-
precedenti distacchi retinici;
-
problemi del nervo ottico.
Anche condizioni apparentemente risolte possono avere importanza nell'interpretazione dell'esame attuale.
Bisogna riferire interventi chirurgici agli occhi?
Sì.
Tra le informazioni da comunicare rientrano gli interventi oculari precedenti.
Per esempio:
-
chirurgia della cataratta;
-
interventi laser per miopia o altri difetti refrattivi;
-
interventi alla retina;
-
chirurgia per glaucoma;
-
cross-linking corneale;
-
interventi per strabismo;
-
altre procedure oculari.
Quando possibile, può essere utile ricordare in quale occhio e in quale periodo è stato eseguito l'intervento.
Se si possiede documentazione relativa a interventi importanti, portarla alla visita può essere utile.
Anche i traumi oculari devono essere riferiti?
Sì, anche quando sono avvenuti molti anni prima.
Un precedente:
-
colpo diretto sull'occhio;
-
incidente;
-
corpo estraneo;
-
ferita;
-
ustione chimica;
-
trauma sportivo;
può avere rilevanza nella valutazione oculistica.
Non bisogna quindi escludere un vecchio trauma dalla propria storia soltanto perché al momento sembra non causare disturbi.
Perché l'oculista chiede informazioni sulla salute generale?
Gli occhi non sono strutture isolate dal resto dell'organismo.
Diverse malattie sistemiche possono avere conseguenze oculari o modificare il rischio di determinate patologie.
Durante l'anamnesi possono quindi essere richieste informazioni su condizioni come:
-
diabete;
-
ipertensione;
-
malattie cardiovascolari;
-
patologie autoimmuni;
-
malattie neurologiche;
-
disturbi della tiroide;
-
malattie infettive;
-
altre condizioni croniche.
Queste informazioni aiutano l'oculista a interpretare correttamente ciò che osserva durante la visita.
Per questo una visita oculistica non deve essere considerata soltanto una misurazione della gradazione.
Perché è importante dichiarare i farmaci che si assumono?
Anche i farmaci fanno parte dell'anamnesi.
È utile comunicare non soltanto eventuali colliri, ma anche i farmaci utilizzati per altre patologie.
Alcuni medicinali possono infatti avere effetti sull'occhio oppure essere importanti nella scelta di eventuali trattamenti.
L'oculista può chiedere:
-
nome del farmaco;
-
dosaggio;
-
durata della terapia;
-
motivo per cui viene assunto.
Non è necessario ricordare tutto a memoria: chi assume molti farmaci può portare con sé una lista aggiornata.
Bisogna dire all'oculista quali colliri si utilizzano?
Sì.
È importante riferire tutti i colliri utilizzati abitualmente oppure recentemente.
Questo comprende sia i prodotti prescritti sia quelli acquistati autonomamente.
Può essere utile indicare:
-
nome;
-
frequenza di utilizzo;
-
da quanto tempo vengono usati;
-
motivo dell'utilizzo.
Questa informazione è particolarmente importante perché alcuni colliri contengono principi attivi farmacologici e non dovrebbero essere utilizzati senza un'indicazione appropriata.
Le allergie devono essere comunicate?
Sì, soprattutto le allergie note a:
-
farmaci;
-
colliri;
-
principi attivi;
-
conservanti;
-
lattice o altre sostanze rilevanti in ambito sanitario.
Anche la presenza di allergie respiratorie o oculari può essere utile da conoscere, soprattutto in chi presenta frequentemente prurito, lacrimazione e arrossamento.
Le allergie e la salute degli occhi sono infatti strettamente collegate in molti pazienti con sintomi ricorrenti.
Che cos'è l'anamnesi familiare oculistica?
L'oculista può chiedere se alcuni familiari hanno sofferto di determinate patologie oculari.
Si parla in questo caso di anamnesi familiare.
Può essere importante sapere se genitori, fratelli o altri familiari stretti hanno avuto, per esempio:
-
glaucoma;
-
degenerazione maculare;
-
cheratocono;
-
importanti difetti refrattivi;
-
distacco di retina;
-
alcune patologie ereditarie dell'occhio.
La presenza di familiarità non significa che una persona svilupperà necessariamente la stessa malattia.
Può però modificare il livello di attenzione o la necessità di determinati controlli.
Perché l'oculista chiede che lavoro facciamo?
Professione e abitudini quotidiane possono essere rilevanti per comprendere le esigenze visive del paziente.
Un'attività che richiede molte ore:
-
davanti al computer;
-
alla guida;
-
su piccoli dettagli;
-
in condizioni di scarsa illuminazione;
-
all'aperto;
-
in ambienti polverosi;
può influenzare i sintomi riferiti e le esigenze di correzione.
L'utilizzo prolungato degli schermi, per esempio, può essere associato ad affaticamento visivo e alterazioni della superficie oculare legate anche a una riduzione dell'ammiccamento. Puoi approfondire i disturbi della vista legati a schermi e dispositivi digitali.
L'anamnesi cambia in base all'età?
Sì.
Nel bambino, per esempio, possono essere particolarmente importanti:
-
gravidanza e parto;
-
sviluppo visivo;
-
eventuale prematurità;
-
strabismo;
-
difficoltà scolastiche;
-
familiarità per difetti visivi;
-
precedenti controlli pediatrici.
Nell'adulto assumono maggiore rilievo sintomi, lavoro, utilizzo di dispositivi, farmaci e condizioni sistemiche.
Nelle persone più anziane possono diventare particolarmente importanti anche:
-
diabete;
-
ipertensione;
-
precedenti interventi;
-
rischio di glaucoma;
-
cataratta;
-
malattie retiniche;
-
terapie farmacologiche multiple.
Non esiste quindi un'anamnesi identica per tutti.
Cosa portare alla visita oculistica?
Per rendere più completa la valutazione può essere utile portare:
-
occhiali abitualmente utilizzati;
-
eventuale prescrizione precedente;
-
elenco dei farmaci;
-
nome dei colliri utilizzati;
-
documentazione di precedenti interventi oculari;
-
vecchi referti, se rilevanti;
-
risultati di esami precedenti come OCT, campo visivo o topografia, quando disponibili.
Non è necessario presentarsi con tutta la propria documentazione sanitaria.
Sono soprattutto i documenti pertinenti al problema oculare o alle patologie che possono coinvolgere gli occhi a essere utili.
Anamnesi e visita oculistica sono la stessa cosa?
No.
L'anamnesi rappresenta una parte della visita oculistica, non l'intera visita.
Dopo aver raccolto le informazioni necessarie, l'oculista può effettuare differenti controlli in funzione dell'età, del motivo della visita e del quadro clinico.
Possono essere valutati, per esempio:
-
acutezza visiva;
-
refrazione;
-
motilità oculare;
-
pupille;
-
segmento anteriore dell'occhio;
-
pressione intraoculare;
-
retina;
-
nervo ottico.
In determinate situazioni possono essere necessari ulteriori esami strumentali.
Per comprendere quali approfondimenti possono essere utilizzati puoi consultare la guida sugli esami di prevenzione oculistica.
Perché non bisogna nascondere informazioni all'oculista?
Alcune persone possono ritenere poco importanti determinati dettagli oppure evitare di parlare di abitudini o terapie che considerano irrilevanti.
In realtà è preferibile fornire informazioni accurate.
Per esempio, può essere importante sapere se:
-
si dorme con le lenti a contatto;
-
si utilizzano colliri senza prescrizione;
-
si sono avuti traumi;
-
si assumono farmaci;
-
si soffre di malattie sistemiche;
-
esistono patologie oculari in famiglia.
Non è compito del paziente decidere in anticipo quali informazioni abbiano valore diagnostico: sarà il medico a stabilirne la rilevanza.
È necessario ricordare tutto a memoria?
No.
Se la storia clinica è complessa, può essere molto utile preparare una piccola lista prima dell'appuntamento.
Si possono annotare:
-
sintomi;
-
data approssimativa di comparsa;
-
farmaci;
-
colliri;
-
interventi;
-
precedenti diagnosi;
-
principali patologie familiari;
-
domande da fare all'oculista.
Questo può rendere la visita più ordinata e ridurre il rischio di dimenticare informazioni importanti.
Quali sintomi devono essere riferiti subito?
Alcune situazioni richiedono particolare attenzione e non dovrebbero essere rimandate a un controllo programmato lontano nel tempo.
Tra queste:
-
improvvisa perdita o forte riduzione della vista;
-
forte dolore oculare;
-
trauma;
-
occhio molto rosso associato a dolore o fotofobia;
-
comparsa improvvisa di visione doppia;
-
numerosi nuovi corpi mobili accompagnati da lampi;
-
ombra o “tenda” nel campo visivo;
-
improvvise alterazioni neurologiche associate a disturbi visivi.
Più in generale, sapere quando fare una visita oculistica aiuta a distinguere i normali controlli dai cambiamenti che richiedono una valutazione più rapida.
Anamnesi oculistica: cosa bisogna ricordare
L'anamnesi oculistica è la raccolta della storia visiva e medica del paziente e rappresenta una parte fondamentale della visita dall'oculista.
Non riguarda soltanto gli occhi.
Lo specialista può avere bisogno di conoscere:
-
sintomi attuali;
-
precedenti patologie oculari;
-
occhiali e lenti a contatto;
-
interventi e traumi;
-
farmaci e colliri;
-
allergie;
-
malattie generali;
-
familiarità;
-
abitudini e attività quotidiane.
Queste informazioni permettono di interpretare meglio gli esami e di decidere quali approfondimenti siano necessari.
Per questo, quando ci si prepara a una visita oculistica, non serve soltanto ricordarsi gli occhiali: una descrizione precisa dei sintomi e una storia clinica il più possibile completa possono aiutare l'oculista a inquadrare correttamente il problema.

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